Venerdì 14 Dicembre 2018 | 06:09

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I pareri dei ricercatori e alcuni risultati delle ricerche portate avanti dal Grid: le applicazioni saranno a portata dei cittadini

Nel corso del workshop dell'Esa, Piero Benvenuti, presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), ha messo in evidenza come l'uso del Grid nel settore astronomico ha già portato alla scoperta di circa 30 buchi neri, emersi dal confronto automatico di campi celesti osservati con il telescopio spaziale Hubble e il telescopio Chandra (Nasa) per l'astronomia a raggi X. «È stato sufficiente -ha ricordato Benvenuti- sguinzagliare il Grid alla ricerca di una variazione contemporanea nell'emissione di raggi X e in quella di raggi ultravioletti».
Benvenuti, quindi, ha riferito ancora che è ora in fase di progettazione la realizzazione di un Osservatorio Virtuale che, attraverso la condivisione di dati con tecnologia Grid, consentirà agli astronomi di osservare un «cielo virtuale», ottenuto dalla fusione di dati raccolti da differenti strumenti, a differenti lunghezze d'onda e in tempi diversi.

«Nel prossimo futuro - ha aggiunto Benvenuti nel corso del workshop dell'Esa - l'uso del Grid in astronomia non può che aumentare, considerando progetti come il telescopio spaziale Planck dell'Esa, che ha lo scopo di misurare la radiazione cosmica di fondo, il telescopio spaziale Gaia, sempre dell'Esa, che darà vita ad una mappa tridimensionale della nostra galassia e, infine, il telescopio terrestre Lsst (Larg Synoptic Survey Telescope)».

Come già è accaduto per il Web, è facile prevedere che il Grid e la tecnologia di collaborazione a distanza (e-collaboration) avranno un impatto che andrà ben oltre le specifiche applicazioni scientifiche. E, secondo Federico Rossi della Datamat, l'uso del Grid «penetrerà nelle industrie già a partire dai prossimi anni, visto che il lancio e le speranze iniziali sono state prontamente sostituite da un bacino di utenti che ne ha dimostrato, in contesti pienamente operativi, efficacia e convenienza».

I candidati più ovvi per l'uso del Grid sono i settori aerospaziali e automobilistico, ma sembrano realizzabili applicazioni per la finanza, per la salute, per le previsioni meteo locali, finalizzate sia al turismo sia alla realizzazione di eventi sportivi. Ma il Grid può risultare uno strumento utile anche per i mezzi di comunicazione o per lo svago. Potenzialmente la tecnica di calcolo condiviso permette a una rete di animatori cinematografici di essere competitivi con le più grandi strutture di Hollywood.

E mentre l'Airbus è già un esempio di successo di un'azienda europea distribuita in vari paesi, «una grande varietà di imprese - sottolinea l'Esa - potrebbero adottare la e-collaboration per coordinare a distanza il lavoro dei vari fornitori e dei collaboratori sparsi sul territorio». Del resto, come ha riferito lo stesso Rossi, secondo un recente sondaggio tra le compagnie del settore dei carburanti (gas e petrolio), «l'84% degli intervistati è convinto che la collaborazione a distanza possa giocare un ruolo di rilievo».

Inoltre, Massimo Bandecchi dell'Esa-Estec ha posto l'accento su un'attività messa in piedi all'interno dell'Esa che ha dimostrato in che modo le collaborazioni in remoto potrebbero funzionare a livello industriale. Nell'ambito di Estec, infatti, l'Esa -dice l'agenzia spaziale europea- ha «realizzato una struttura di progettazione (Concurrent Design Facility, Cdf) per la messa a punto delle future missioni spaziali. Il Cdf ha in dotazione una rete di calcolatori multimediali e un software che consente a un team multidisciplinare di collaborare in simultanea alla progettazione di una missione».

«Il Cdf - riferisce ancora l'Esa - finora è stato utilizzato per circa 30 proposte di missioni e, se inizialmente era stato concepito solo come strumento interno, di recente è stato aperto anche a collaborazioni esterne, incluse sessioni di lavoro congiunte con la Nasa e la Stanford University».
«Il successo del Cdf è stato così considerevole che vari stati membri dell'Esa hanno richiesto la creazione di specifici spin-off e parecchi nuovi Cdf stanno prendendo forma all'interno di diverse agenzie spaziali nazionali. La sfida sarà poi quella di mettere in rete, secondo l'approccio del Grid, le stesse strutture che si stanno formando, per consentire una struttura di progettazione simultanea su scala geografica estesa». E non è tutto.

Anche all'Esrin, d'altra parte, si è avviato un progetto pilota di e-collaboration, The Voice, acronimo che sta per TheMatic Vertical Oganizations and Implementation of Collaborative Enviroments, con l'intenzione di costruire un'infrastruttura che consenta a gruppi di utenti di collaborare nella ricerca legata alle osservazioni della Terra o di generare prototipi di prodotti scientifici o ad elevato valore aggiunto.
The Voice avrebbe l'intenzione di dare ai propri utenti la possibilità di integrare i prodotti derivati dalle osservazioni della Terra con prodotti derivati da altre fonti.

Riassumendo l'evoluzione del Grid e dell'idea di e-collaboration, nel suo intervento lo scienziato del Cnr, Domenico Laforenza, ha messo in evidenza che il progresso futuro dipende dagli standard condivisi, che permetteranno la collaborazione tra Grid diversi. «Il Global Forum Grid -ha concluso- è l'organizzazione che deve promuovere lo sviluppo degli accordi e delle specifiche, perché rappresenta tutte le forze coinvolte nel Grid: da chi fa ricerca a chi progetta e scrive il software, da chi lo sviluppa a chi lo usa».
Info: www.esa.it

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