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E ora la Fiat cerca nuovi partner

ROMA - Fiat tornerà a cercare un nuovo partner. Dopo il divorzio da General Motors, ora si riaprono i giochi.
Da tempo il Lingotto, schiacciato dall'alto dai big del settore e dal basso esposto alla concorrenza sempre più agguerrita di coreani e, in prospettiva, cinesi, è alla ricerca di una alleanza strategica. Nessuno, infatti, ha mai nascosto la necessità di stringere alleanze, magari industriali piuttosto che finanziarie, ma alleanze. Lo hanno affermato più volte sia il presidente di Fiat Luca Cordero di Montezemolo, sia l'ad Sergio Marchionne sia l'ad di Fiat Auto, Herbert Demel.
Sul fronte interno, nonostante le nuove entrate correlate all'accordo, resta la sfida dei conti (il gruppo conta di raggiungere il pareggio operativo nel 2004 mentre per l'auto, che nei primi nove mesi dello scorso anno ha bruciato risorse per 744 mln di euro, si parla del 2006) e quella, più tecnicamente industriale, dei nuovi modelli, dalla nuova Punto alla nuova Croma, dall'Alfa 156 all'Alfa Brera, con cui Demel conta di dare nuovo appeal al gruppo torinese. Sempre sul fronte interno potrebbe infine partire la riorganizzazione di cui tanto si parla del cosiddetto "polo del lusso". Come dire lo scorporo della Ferrari, (nei giorni scorsi si era parlato con insistenza di un apposito cda) pronta ormai ad approdare a Piazza Affari, dalla Maserati che approderebbe così nel gruppo pronta per quella «stretta collaborazione» con Alfa Romeo auspicata da tempo.
Ma se parte della grande sfida è tutta interna al gruppo torinese l'altra si gioca sul fronte esterno delle alleanze con le altre grandi case automobilistiche. Due, su questo fronte, le strade percorribili dal Lingotto: quella delle intese parziali, come succede con Peugeot, oppure un accordo a tutto campo con qualche altro costruttore. Europeo, magari giapponese, o perchè no?, coreano. Anche se in questi ultimi giorni si parla con insistenza della Cina, le cui case automobilistiche dopo il grande boom interno non hanno alcun sbocco nè sui mercati Usa nè in quelli europei da cui sono molto attratti.
Del resto, gli accordi sui singoli modelli sono all'ordine del giorno tra tutte le case automobilistiche mondiali e la ricerca di economie di scala passa ormai per le intese con altri costruttori, soprattutto perchè il mercato è ormai frazionato in nicchie, con volumi di vendita dei singoli modelli molto bassi e costi di produzione, invece, altissimi.
La Peugeot, per esempio, produrrà motori a benzina con Bmw e un'auto piccola con la Toyota nella Repubblica Ceca.
La Fiat, invece, potrebbe puntare adintese parziali per i singoli marchi, come nel caso dell'Alfa Romeo, che ha già destato l'interesse dell'Audi. In molti, poi, ambiscono al 'piccolò motore diesel multijet della Fiat. Oggi lo fornisce alla Opel, ma in futuro potrebbe riservarlo ad altri produttori che hanno manifestato il loro interesse, come Suzuky. Proprio con loro Fiat sta sviluppando il suo prossimo 'sbarcò nel settore dei Suv, previsto nel 2006. Con i francesi del gruppo Psa, invece, ha sviluppato da sempre la sua gamma di monovolume di grande formato: Fia Ulisse e Lancia Phedra.
Esclusa decisamente l'ipotesi di cessione completa dell'azienda, sia per l'assenza di volontà in tal senso degli azionisti sia per l'assenza di potenziali acquirenti. La stessa Daimler-Chrysler non è più interessata come qualche anno fa a rilevare Fiat Auto, anche se rimane un'elevata complementarietà di prodotto e di aree geografiche.
Bmw ha le stesse caratteristiche, ma l'esperienza dell'acquisizione della Rover ha già 'pesatò in passato sugli azionisti.
I giapponesi, invece, hanno sempre evitato "matrimoni" misti con gli occidentali. Solo quando l'aria è diventata irrespirabile hanno ceduto parte del capitale, come nel caso di Nissan a Renault e Mitsubishi a DaimlerChrysler. Toyota e Honda, invece, hanno sempre privilegiato la crescita interna. Tornando in Europa, Volkswagen, che ha fatto man bassa di marchi in Europa, ora ha difficoltà a gestirli.
Quanto ai costruttori francesi, le sovrapposizioni sono così evidenti, sia in termini di gamma che di mercati, che le sinergie sarebbero possibili solo con drastici tagli. Quello dell'industria automobilistica è un quadro in cui le realtà che fanno ottimi profitti sono poche e si chiamano Porsche, Mercedes, Bmw, Nissan, Honda e Toyota. La maggior parte delle case automobilistiche, invece, raramente possono contare su ricavi superiori al costo totale del capitale impiegato. Tra queste, anche colossi come Chrysler, Mazda, Mitsubishi, Ford, Gm, Fiat e Renault.

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