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L'ingegnere dei boss

PALERMO - L' ingegnere Giuseppe Zappia, arrestato stamani a Roma dalla Dia per associazione mafiosa, è di origine calabrese e in passato aveva svolto lavori di grande opere in Canada e negli Emirati Arabi. Zappia si era trasferito in Italia nella metà degli anni Novanta, e secondo gli inquirenti tre anni fa aveva costituito una società a responsabilità limitata, la «Zappia international» che aveva il compito di aggiudicarsi l'appalto per la costruzione del ponte sullo Stretto.
Lo avrebbe fatto, sostengono gli investigatori, su ordine del capomafia Vito Rizzuto, la cui famiglia mafiosa si sarebbe staccata negli ultimi anni da quella dei Bonanno di New York. Di Rizzuto parlano quattro nuovi pentiti americani che collaborano con i magistrati di New York.
Zappia aveva partecipato nell'ottobre 2004 alla gara di prequalifica tecnica, una selezione delle imprese che hanno le qualità tecniche previste per la realizzazione dell'opera. L'ingegnere aveva perso la gara, ma secondo quanto emerso dalle indagini, Zappia voleva entrare in contatto con le altre imprese che avrebbero, poi, in effetti realizzato i lavori accontentando sia Cosa nostra che la 'ndrangheta calabrese.
Secondo gli inquirenti la mafia americana voleva partecipare alla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina reinvestendo i capitali ricavati con il traffico degli stupefacenti e il riciclaggio di denaro. Giuseppe Zappia aveva il compito di contattare in Canada Vito Rizzuto aggiornandolo sull'andamento degli «affari» in Italia.

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