Giovedì 13 Dicembre 2018 | 02:38

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Un crack programmato in tre fasi

BARI - Sono tre, secondo gli investigatori, le fasi che hanno portato al crack da oltre 100 milioni di euro della società di distribuzione barese Cedi Puglia per il quale oggi sono state arrestate dal Gico della guardia di finanza di Bari sette persone. Tra queste l'amministratore delegato e vicepresidente di Conad, Camillo De Berardinis, e il direttore amministrativo e finanziario del Consorzio, Mauro Bosio. Entrambi sono anche presidente e vicepresidente della Leasinvest spa di Bologna (Gruppo Conad), società che, secondo l'accusa, ha avuto un preciso ruolo nel crack della società barese che era ritenuta tra le più grandi società di distribuzione del Sud Italia.
La prima fase, nel 2001: il Cda di Cedi Puglia, composto di diritto dall'ex presidente Michele Di Bitetto, imprenditore, di fatto, secondo l'accusa, da Gabriele Cozzoli (commercialista, responsabile del personale), Pasquale Giancaspero (direttore amministrativo) e dall'avvocato Pasquale Ronco (poi liquidatore), resosi conto delle difficoltà finanziarie in cui versa l'azienda, decide di compiere forniture di beni straordinarie ai propri clienti (i principali dei quali sono riconducibili agli stessi componenti del Cda) senza chiederne né il corrispettivo né le garanzie previste dal regolamento interno di Cedi. In questo modo, rileva la Procura, Cedi Puglia vanta un credito «irrecuperabile» di oltre 72 milioni di euro e crea un attivo apparente che camuffa in realtà un'attività distrattiva. Quest'ultima si è anche manifestata, secondo il Gico, con il riconoscimento del premio di fatturato ai punti vendita che si approvvigionavano di merce ma non la pagavano.
La seconda fase, sempre nel 2001: riguarda le operazione di acquisizione dei punti vendita degli storici supermercati baresi «Tarantini» da gestire tramite società controllate o collegate a Cedi Puglia. Questa operazione, assieme a quella relativa all'acquisizione della rete di vendita «Perimetro Sud», per l'accusa di trasforma in un'occasione per incrementare il patrimonio dei singoli amministratori e indagati che, grazie alla prestazione da parte della sola Cedi Puglia di una fidejussione bancaria, che è lo strumento che consente di effettuare l'acquisto per 42 miliardi di lire, ottengono tramite società controllate la proprietà della rete di vendita.
Nel 2002 la gravità della situazione di Cedi Puglia diviene allarmante anche per la stessa Conad (principale fornitore di Cedi) i cui vertici si rendono conto quali gravissimi danni subirebbe il consorzio emiliano e la sua rete di affiliati (le circa 200 società fornitrici «Contromarca») dal dissesto Cedi, che ha un'importanza primaria in Conad. Il 19 marzo 2002 Conad acquista per un miliardo di lire una quota di capitale di Cedi Puglia dal socio «Unico» e, il 24 maggio 2002, entra nel Cda della società di distribuzione barese e ottiene deleghe per De Berardinis (presidente Cda Cedis, gruppo Cedi Puglia), Bosio (procuratore speciale) e per l'imprenditore Onofrio Petruzzi (consigliere delegato Cedi Puglia).
A quel punto, secondo l'accusa, tramite De Berardinis e Bosio attua un piano che porta di fatto allo svuotamento del patrimonio di Cedi Puglia per pagare (per 15,5 milioni di euro) proprio i creditori di area Conad a svantaggio di altri, tra cui i dipendenti della società che fallisce il 3 maggio 2004.
L'altra ipotesi di reato contestata ai due amministratori della Conad fa riferimento dall'operazione di «sale and lease back» (vendita e affitto) che fa parte integrante del piano di risanamento proposto dai vertici aziendali di Conad per far fronte alla grave crisi finanziaria in cui versava Cedi Puglia.
In sostanza, ricostruisce l'accusa, con l'operazione di finanziamento la società Cedis (proprietaria degli ex supermercati salentini Gum), indirettamente controllata da Cedi Puglia, vende alla Leasinvest spa tre importanti punti vendita del Salento ad un prezzo di 15,5 milioni di euro, riottenendone la gestione sottoforma di leasing dalla stessa Leasinvest. La somma ricavata dall'operazione, tramite una serie di giroconti societari compiuti in aziende del gruppo Cedi Puglia, approda alle casse di quest'ultima che le utilizza per fare pagamenti, secondo l'accusa, preferenziali nei confronti della stessa Conad Nazionale e ad alcuni soggetti economici di rilevanza nazionale «specificatamente - scrive il gip nel provvedimento restrittivo - indicati e selezionati dalla medesima Conad», via fax.
«Dopo aver ottenuto la somma del lease and back e conseguentemente effettuati i pagamenti in preferenziale - sostengono i militari del Gico - il piano di risanamento proposto per risollevare le sorti finanziarie di Cedi Puglia non è stato più attuato e si è dato corso alla procedura fallimentare».

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