Domenica 16 Dicembre 2018 | 15:38

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Terrorismo o guerriglia? Cronaca d'uno scontro legal-istituzionale

ROMA - La sorte di Mohammed Daki al momento è incerta. Se il giudice di Milano negherà il nulla osta anche al provvedimento di espulsione firmato dal ministro dell' Interno, Pisanu, come ha fatto per il provvedimento del Prefetto di Como, il marocchino scarcerato oggi, per aver scontato la pena di un anno e 10 mesi per falsificazione di documenti e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, potrebbe uscire domani dal cpt di Milano. Il giudice di pace, competente per quanto riguarda il trattenimento in Cpt, non avrebbe motivo di autorizzarne oltre la permanenza nel centro.Queste le tappe della vicenda:

- 24 GENNAIO: il Gup di Milano, Clementina Forleo, assolve Mohammed Daki dal reato di terrorismo internazionale. La posizione di altri due accusati dello stesso reato è trasferita all'esame della magistratura di Brescia.
Daki è comunque condannato a un anno e dieci mesi per falsificazione di documenti e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sentenza crea scalpore. Il giudice sostiene, infatti, che Daki, insieme agli altri due imputati, non aveva programmato attività terroristiche che miravano «a seminare terrore indiscriminato» tra i civili ma semmai «attività di guerriglia» in concomitanza con la guerra in Iraq, senza violare i diritti umanitari. Sempre per il reato di terrorismo internazionale, il Gup ha revocato la custodia cautelare per gli altri due imputati di cui ha stralciato la posizione inviando gli atti per competenza a Brescia.

- 31 GENNAIO: Daki, che uscirà tra tre giorni, parla dal carcere di Como: «Attendo con ansia di uscire ma ho timore perchè non so, una volta fuori di prigione, cosa accadra». Il marocchino, che compirà 40 anni in marzo, dice di «non sapere nulla dell'invio di kamikaze» in Iraq. Ammette solo di aver dato ospitalità a Ciise Maxamed, detto il somalo, e coimputato nell'inchiesta sulla cellula ritenuta legata ad Ansar Al Islam. «Mi sono limitato a ospitare per un paio di giorni una persona che non aveva un posto dove dormire se non in moschea. E l'avrei fatto per chiunque perchè la religione islamica lo impone: c'è il dovere dell' ospitalità». Sostiene di aver conosciuto Ramzi Binalshibh, il pianificatore degli attentati dell'11 settembre alla Moschea di Amburgo e di non averlo mai ospitato a casa sua.

- 1 FEBBRAIO: il gip di Brescia, Roberto Spanò, rovesciando la sentenza del gup di Milano, Clementina Forleo, prevede la custodia cautelare per terrorismo internazionale nei confronti di due islamici, Kamel Hamroui e Noureddine Drissi coimputati nel processo con Daki. Il ministro dell'Interno, esprime soddisfazione per il provvedimento del gip di Brescia che, dice, «rasserena le donne e gli uomini delle forze dell'ordine quotidianamente impegnati nel difficile e rischioso lavoro di prevenzione e contrasto del terrorismo di matrice islamica».

- 3 FEBBRAIO: alle 7 di mattina Daki lascia il carcere di Bassone a Como. Il prefetto di Como chiede l'espulsione per Daki, che senza premesso di soggiorno, è a tutti gli effetti un clandestino. La questura dispone l'accompagnamento alla frontiera ma, come prevede la legge Bossi-Fini, chiede al giudice di pace la convalida del trattenimento in un centro di permanenza temporanea fino all'espulsione. Contemporaneamente chiede alla Procura di Milano il nulla osta all'espulsione.
Il gup Forleo decide di non concedere il nulla osta perchè l'assoluzione di Daki dal reato di terrorismo non è ancora definitiva, e se la procura presentasse appello alla sentenza del gup il marocchino dovrebbe affrontare altri gradi di giudizio. Nel primo pomeriggio il ministro Pisanu, quale autorità di pubblica sicurezza firma un altro decreto di espulsione per Daki. La motivazione è «grave turbamento dell'ordine pubblico e pericolo per la sicurezza dello Stato». La persona è considerata, infatti, «lesiva degli interessi essenziali al mantenimento di un'ordinata convivenza civile».

- 4 FEBBRAIO: il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro valuterà la richiesta e invierà il suo parere sul secondo decreto di espulsione per Daki al gup Forleo, al quale spetta di nuovo la decisione. Al Viminale si sottolinea che, se il nulla osta non ci sarà, il giudice di pace non potrà convalidare il trattenimento nel cpt e Daki, seppur clandestino, potrà uscire dal centro e circolare liberamente in Italia.

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