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Processo terrorismo islamico a Brescia - Scheda: «chi» è Noureddine Drissi, alias Abu Alì

BRESCIA - Noureddine Drissi, alias Abu Alì: tunisino, è nato a il 30 maggio del 1964 a Tunisi. L'uomo arriva in Italia verso la fine degli anni Ottanta, entrando in Italia, da clandestino, attraverso la Sicilia, sbarcando nel porto di Trapani. Una volta giunto a Cremona, riesce a regolarizzarsi e si sposa.
Inizia una serie di lavori del tutto saltuari come operaio in diverse cooperative sociali. Le sue condizioni economiche spingono l'amministrazione comunale a concedergli un primo appartamento in un complesso di case popolari del centro storico. Ma Drissi non è per nulla soddisfatto e così protesta negli uffici alloggi del Comune di Cremona che nel 1996, alla nascita del suo secondo figlio, gli concede un altro appartamento al minimo dell'affitto.
Le sue condizioni economiche sono sempre disastrose; non riesce mai ad avere un reddito fisso. In questi anni Noureddine, già con un forte retroterra politico, inizia la sua scalata ai vertici della moschea di via Massarotti. Prima come semplice fedele e poi ricopre ruoli sempre più importanti fino a diventarne il bibliotecario. Diventa l'uomo di fiducia di Mourad Trabelsi; ed è proprio in questo periodo, è la fine degli anni Novanta, inizia ad intrattenere rapporti anche con esponenti del radicalismo arabo di Milano.
Queste amicizie profonde lo portano ai vertici del fondamentalismo islamico. Compie un vero e proprio salto di livello quando diviene uomo di collegamento tra il mullah Fouad e l'Europa. A lui gli islamici vicini al Movimento Islamico Curdo, affidano i viaggi nei nuovi campi di Al Qeada nel Kurdistan settentrionale. Un primo viaggio lo compie nel 2002 tra l'agosto e il settembre.
Riparte alla vigilia di Natale di quello stesso 2003. Attraverso l'Iran raggiunge l'Iraq. Viene scoperto dai Ros mentre con un telefono satellitare chiede, proprio dal Kurdistan, soldi e uomini per ricostruire le file del movimento Al Ansar Al Islam. Nel corso delle intercettazioni, annuncia al suo connazionale, Mourad Trabelsi, che è in arrivo una «grande bomba» in Europa.
Da Kurmal, dove lavora nel capo d'addestramento, deve fuggire dopo una violentissima battaglia con i marines americani nell'aprile del 2003. Negli stessi giorni il gip Maurizio Grigo firma contro di lui un'ordinanza di custodia cautelare.
Ripara nuovamente a Teheran dove viene espulso dalle autorità locali e rimpatriato in Italia. E' costantemente seguito dai carabinieri che lavorano con la Procura Distrettuale di Milano e all'inizio di maggio del 2003 sono ad attenderlo allo scalo internazionale di Malpensa, quando è pronto, con moglie e figli, per ripartire con il treno alla volta di Cremona, viene arrestato dai Ros alla stazione centrale di Milano. In cella si rifiuterà di parlare.
Nel luglio del 2004 si è appreso che lo stesso Drissi avrebbe collaborato con il nostro Sismi. Nel dicembre del 2004 il gup Spanò di Brescia lo accusa di terrorismo internazionale. Il gup di Milano, Forleo lo assolve dallo stesso reato nel gennaio del 2005.

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