Giovedì 13 Dicembre 2018 | 12:19

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Terrorismo o guerriglia - La Forleo boccia richiesta d'espulsione per Mohammed Daki

MILANO - Si fa sempre più delicata e si è già trasformata in un braccio di ferro tra istituzioni la vicenda di Mohammed Daki, il marocchino uscito all'alba di questa mattina dal carcere Bassone di Como per aver scontato la pena di un anno e dieci mesi per ricettazione inflitta dal gup di Milano Clementina Forleo che però, tra un diluvio di critiche, lo aveva assolto dal reato di terrorismo internazionale.
Da una parte il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, che chiede l'espulsione dell'islamico dal territorio nazionale per motivi di ordine e di sicurezza. Dall'altra la magistratura, nella persona del Gup Clementina Forleo, che oggi, accogliendo il parere negativo del procuratore aggiunto Armando Spataro, ha già bocciato una prima richiesta di espulsione di Daki avanzata dalla Prefettura di Como, in ragione della sua clandestinità (ha il permesso di soggiorno scaduto).
Daki non dev'essere espulso, sostiene il magistrato in base alle norme sull'espulsione contenute nella legge Bossi-Fini, in quanto su di lui è tuttora pendente un procedimento penale per terrorismo internazionale: vale a dire, Daki dovrà affrontare gli altri gradi di giudizio per quel reato per il quale il 24 gennaio il Gup Forleo lo ha assolto tra mille polemiche.
Mohammed Daki era stato arrestato dalla Digos di Milano il 4 aprile 2003 con l'accusa di essere uno dei personaggi di spicco di una cellula italo-tedesca che raccoglieva denaro e reclutava militanti da inviare in Iraq e pronti ad azioni kamikaze. Condannato, con rito abbreviato, solo per ricettazione di un passaforto falso, oggi è uscito di prigione per fine pena.
E appena fuori dal carcere di Como, lui che ha detto di volersi battere «per la riconquista della sua libertà», si è trovato stritolato dalla macchina giuridico-amministrativa ed è diventato protagonista di un caso.
All'alba, con largo anticipo rispetto a quanto aveva previsto il suo difensore, l'avvocato Vainer Burani, lo hanno prelevato dalla sua cella e, scortato da parecchi agenti, è stato accompagnato alla questura di Como. Qui gli è stato consegnato un provvedimento di espulsione, firmato dal prefetto della città lariana, perchè risulta essere clandestino sul territorio italiano. Poi è stato trasferito nel Centro di permanenze temporanea (Cpt) di via Corelli di Milano: una struttura che pur non essendo una prigione, poco ci manca, nella quale vengono portati gli irregolari in attesa di rimpatrio forzato.
E qui Daki si vede piovere addosso una richiesta di «trattenimento», cioè di permanenza in via Corelli, firmata dal questore di Milano. Quasi in contemporanea però la richiesta di espulsione partita dal prefetto di Como, prima viene bocciata dalla Procura con un parere contrario, e poi in tarda mattinata dal gup Forleo.
Poche ore dopo, nuovo colpo di scena: interviene il ministro dell'interno, Giuseppe Pisanu, con una nuova (e ancora più forte, data la provenienza) richiesta di espulsione, motivata su basi diverse di quella precedente: Daki deve tornare in Marocco perchè pericoloso per l'ordine pubblico e la sicurezza. E c'è dell'altro: è considerata una persona «lesiva degli interessi essenziali al mantenimento di un'ordinata convivenza civile».
Al Viminale fanno notare che se il giudice di Milano non dovesse dare il nulla osta al decreto di espulsione firmato da Pisanu, Daki da domani potrebbe uscire dal Cpt, e senza alcun titolo di legittimità, non essendo in possesso di permesso di soggiorno, potrebbe circolare in Italia da clandestino.
Su questo capitolo proprio domani è prevista la decisione: al quarto piano del Palazzo di Giustizia dovrebbe arrivare la richiesta del nulla osta del Questore di Milano, per conto del Ministero. Richiesta che sarà attentamente valutata dal procuratore aggiunto Armando Spataro per il parere: poi l'incartamento salirà al settimo piano del palazzo, in quell'ufficio di Clementina Forleo da una decina di giorni nell'occhio del ciclone. E sempre domani mattina, alle 9, il giudice di pace si recherà in via Corelli per l'udienza di convalida della richiesta di trattenimento di Mohammed Daki.
«Il provvedimento del ministro - ha detto l'avvocato Burani in serata - è abnorme, perchè non si può considerare pericolosa per l'ordine pubblico una persona che è stata assolta dall'accusa di terrorismo internazionale. Domattina col giudice di pace discuterò anche del provvedimento di espulsione». Che, ovviamente, l'avvocato è pronto a impugnare.
Francesca Brunati

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