Domenica 16 Dicembre 2018 | 11:52

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Le malattie tumorali

TARANTO - I casi di tumori a Taranto e provincia continuano ad essere un vero flagello, evidenziato dall'aumento vertiginoso dei ricoveri ospedalieri per queste spettrali patologie.
Lo rileva crudamente uno studio, comparando i dati Istat con quelli dell'Asl tarantina, condotto dal cardioghirugo Antonio Gaglione, senatore dell'Ulivo eletto nel collegio Latiano (BR)-Manduria (TA), e pubblicato sul suo periodico «Senato 12».
Le sei pagine del mensile, che prende il titolo dal collegio senatoriale 12 (una zona a sud di Brindisi e l'estrema parte orientale della provincia di Taranto) e edito dallo stesso parlamentare per distribuirlo gratuitamente, sono state dedicate completamente ai numeri della mortalità e ricoveri per neoplasie a Taranto.
Lo studio evidenzia che i ricoverati per tumore sono cresciuti nel triennio esaminato, dal 2001 al 2003, e testimonia che sono, quindi, considerevolmente aumentati colori che si ammalano di cancro.
I dati agghiaccianti mostrati da Gaglione dicono che il numero dei ricoveri sono dovuti a diverse tipologie della patologia. Nel 2003 i ricoveri per tumore ai polmoni sono stati 461 (424 nel 2002 e 453 nel 2002), alla prostata 287 ( 232 e 211), al fegato sono saliti a 227 nello scorso anno contro i 215 del 2001 e 2002 nell'anno successivo.
L'aumento dei ricoveri hanno riguardato anche quelli alla vescica, che colpisce maggiormente gli uomini rispetto alle donne, che sono aumentati sino a 511 nello 2003, mentre nel 2001 sono stati 443 e 447 nel 2002. I decessi per questa forma tumorale sono stati 68 nel 2003.
Una situazione di ricoveri che, ovviamente, ha avuto effetti sensibili sul numero complessivo dei casi di mortalità, derivanti dalle diverse patologie neoplastiche.
Lo studio del senatore Gaglione ha radiografato (fonte Sisr) anche i cosiddetti viaggi della speranza verso strutture ospedaliere regionali e nazionali, evidenziando, così, i dati poco lusinghieri per le strutture provinciali. Delle 451 donne che si sono ammalate di tumore al seno nel 2003 solo 224 si sono fatte curare dalla Asl ionica, mentre 184 si sono recate presso strutture pugliesi e 43 in altre regioni.
Stesso squilibrio si è registrato per chi è stato colpito da tumori al fegato: su 227 ricoveri totali del 2003, solo 104 sono avvenuti in provincia di Taranto, mentre 123 fuori (86 in Puglia e 37 fuori regione).
I dati in possesso di Gaglione dicono anche che i decessi avvenuti nella sola città di Taranto sono stati in diminuzione: nel 1998 sono deceduti 940 uomini, 906 nel 1999, 928 nel 2000 e 898 nel 2001. Nello stesso periodo la mortalità femminile è passata da 957 nel 1998 a 874 nel 2001.
L'incidenza dei tumori alle vie respiratore, infine, nella provincia di Taranto continua ad essere preoccupantemente elevata.

Lo studio-inchiesta sul cancro nasce nel senatore Gaglione dall'idea di fornire alla popolazione tarantina «un dato statistico descrittivo sul loro stato di salute, partendo dall'insolita posizione di puntare sui ricoveri ospedalieri più che sulla mortalità».
Il parlamentare pone, comunque, un limite alla sua inchiesta, derivato dal fatto che non presenta proiezioni sul futuro.
«L'assenza di strutture per il monitoraggio - spiega il cardiochirurgo parlamentare di Latiano-Manduria - di nuovi casi di tumore e del numero di cittadini che resistono alla malattia non è possibile trarre alcuna conclusione perché, anche in questo caso, il nostro territorio è carente».
Le agghiaccianti statistiche riportate da «Senato 12» hanno fatto concludere al suo editore che «è necessario investire sulle unità epidemiologiche, perché sarebbe molto utile studiare la composizione sociale e lavorativa nell'ambito dei decessi per tumore».
Al senatore della Margherita, comunque, «appare difficile esprimere un collegamento diretto e univoco tra inquinamento industriale e malattie tumorali: anche se tutte le fonti di rischio accertate vanno abbattute o contenute nei limiti dell'irrilevante nocività. A Taranto vi sono delle condizioni di grave rischio e non si può aspettare le morti per valutarlo. In questo territorio, perciò è necessario studiare a fondo la situazione tempestivamente senza ricatti occupazionali e senza ambiguità. Il territorio, inoltre, ha urgenza di dotarsi di reti di monitoraggio ambientale, indipendenti e mai legate ai privati proprietari di insediamenti industriali».
Paolo Lerario

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