Martedì 18 Dicembre 2018 | 19:48

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Il 15enne ucciso, una vita in periferia

NAPOLI - Al civico C2 del parco Verde di Caivano, nel Napoletano, il citofono distrutto, il portone divelto, i frammenti di vetro alle finestre del ballatoio al secondo piano, dicono già molto della breve vita di E.P., il 15enne che stanotte rapinava le coppiette ed è rimasto ucciso in uno scontro a fuoco con i carabinieri, dopo che contro di questi sono stati sparati colpi a salve con una pistola replica.
In quei casermoni di cemento, Emanuele viveva a un piano di distanza da Salvatore Maio, suo complice durante le rapine sulla statale 87 ieri, rimasto poi ferito alla spalla sinistra nella sparatoria. Con lui era uscito ieri sera, come spesso accadeva da qualche mese a questa parte. Oggi qui accorrono gli amici e i conoscenti: la madre di E.P. non esce dalla cucina, ma i lamenti e i singhiozzi arrivano fino al pianerottolo, mentre il padre accoglie le persone sull'uscio e negandosi ai giornalisti, in attesa del suo avvocato.
E. era il più piccolo di tre figli, l'unico maschio con due sorelle già sposate da tempo. Dopo aver conseguito la licenza media, aveva lasciato gli studi e iniziato a lavorare saltuariamente nella pasticceria gestita dal marito della sorella maggiore. La madre di E. «tira avanti», spiegano i conoscenti, lavorando come collaboratrice domestica, «quando ce ne è la possibilità». Il padre ha avuto problemi con la giustizia, ma sperava in un «futuro diverso» per suo figlio. Domenica prossima sarebbe stata una giornata di festa in famiglia: tutti attendevano il giorno del battesimo dell'ultimo arrivato, il secondo figlio di una delle sorelle.
Da un po' di tempo E. frequentava anche un altro bar gestito dal cognato, all'interno di un istituto scolastico di Frattamaggiore. Era lui la persona che «se ne occupava», secondo la testimonianza di chi lo conosceva nel vicinato: «Era Ciro a badare ad E. e voleva avviarlo al mestiere per offrirgli un futuro da lavoratore, lontano dall'emergenza sociale in cui era cresciuto con la famiglia».
«Un ragazzo rispettoso che negli ultimi tempi aveva cambiato giro di amicizie», dice qualcuno nel rione, che lo conosceva e si presta a un commento. Altri non possono credere a quello che è successo: «Ieri sera aveva chiesto 5 euro alla madre, prima di uscire, doveva solo andare a fare un giro», dice la signora Rosa. Al primo piano della palazzina al civico C2 nel parco verde, abita la famiglia Maio. Non c'è nessuno nel pomeriggio, tranne la sorella più piccola del ragazzo che è ancora ricoverato per il proiettile alla spalla sinistra: «Sì mio fratello è ferito - dice - mi dispiace tanto per E.».

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