Martedì 11 Dicembre 2018 | 15:01

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Nuovo appello dagli Ulema sunniti: «giornalista italiana merita premio, non rapimento»

BAGHDAD - Un nuovo appello per il rilascio di Giuliana Sgrena, l'inviata dal «Manifesto» rapita due giorni fa a Baghdad, è giunto stamani da un autorevole membro del Consiglio degli Ulema sunniti.
«La giornalista italiana merita un premio, non un rapimento, e noi abbiamo dubbi sull'autenticità di queste persone, chiunque esse siano», ha dichiarato sheikh Abdul Salam al-Kubaisi, riferendosi al nuovo messaggio di rivendicazione in cui l'Organizzazione della Jihad nel paese del Rafidain (Mesopotamia) ha minacciato di uccidere la Sgrena entro domani, se le truppe italiane non verranno ritirate dall'Iraq.

«Non abbiamo mai sentito parlare prima di questa organizzazione. Questa donna rigetta l'aggressione e intendeva realizzare alcune interviste per fare luce sull'aggressione, e perciò dovrebbe essere premiata», ha proseguito sheikh Kubaisi, che nel settembre scorso - all'epoca del loro rapimento - era stato coinvolto nelle trattative per la liberazione delle due volontarie italiane Simona Torretta e Simona Pari, poi rilasciate dopo tre settimane di prigionia.
«Dobbiamo smascherare chi ha compiuto questo atto e dovrebbe esserci una campagna coordinata per denunciare quest' organizzazione e dimostrare che questa donna dovrebbe essere elogiata e il suo nome lodato perché è venuta per fare luce sul trattamento inumano degli abitanti di Falluja per mano delle forze d'occupazione americane», ha continuato l'autorevole esponente del Consiglio degli Ulema sunniti.
Dopo l'appello per il rilascio della Sgrena lanciato già ieri da sheikh Ahmad Abdul Ghafur Samarrai, un altro influente membro del Consiglio, sheikh Kubaisi ha poi riferito che - in una riunione svoltasi sempre ieri a Baghdad - gli ulema sunniti hanno «discusso del rapimento» dell'inviata del Manifesto e «inviato un messaggio a tutte le nostre sezioni in tutte le province e a tutte le persone coinvolte» per chiarire che il lavoro della giornalista italiana in Iraq «è del tipo che converge con i nostri sforzi e obiettivi per la liberazione del nostro paese e per denunciare le sofferenze del nostro popolo, che stava cercando di far conoscere al mondo».
«Quest'azione - ha concluso sheikh Kubaisi - rivela quindi la vera identità di coloro che l'hanno rapita. La terra dell'Iraq è estranea a tali pratiche».

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