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Manifestazione al Campidoglio

ROMA - Cinquemila, forse settemila, Piazza del Campidoglio è stracolma fino alla scalinata. Sono tanti i romani che hanno risposto all'appello del sindaco di Roma e dei colleghi e amici di Giuliana Sgrena, a chiedere tutti insieme in piazza la liberazione della giornalista. L'atmosfera è la stessa di settembre, stesso scenario cinque mesi dopo: allora l'angoscia era per le due Simone, le volontarie rapite, oggi si trema ancora per una donna nelle mani dei sequestratori da ieri mattina. Dall'alto dello scalone del palazzo senatorio, proprio come a settembre, si srotola la gigantografia di Giuliana, microfono davanti e occhiali sul tavolo, un momento della sua vita professionale. E presto, lo assicura il sindaco Walter Veltroni, ci sarà anche una grande foto di Florence Aubenas, la redattrice di «Liberation», nelle mani dei sequestratori da un mese.
«Essere qui di nuovo - dice Veltroni - testimonia l'ansia e la speranza di tutti i romani per la sorte di Giuliana. Lavoriamo perché tutto si faccia il possibile, si metta in atto lo stesso sforzo che è stato portato avanti per le due Simone perché si arrivi alla liberazione di Giuliana Sgrena, una persona i cui articoli leggevamo sempre con grandissima passione e interesse». Il sindaco, che sottolinea come siano tanti i giornalisti rapiti e tante le donne, chiede «un pronunciamento forte e determinato da parte di tutte le confessioni religiose» perché siano liberate le due giornaliste. «Le vogliamo al loro posto - aggiunge - per un lavoro tanto pericoloso quanto necessario».
È un punto, questo, sul quale insiste anche Paolo Serventi Longhi, il segretario della Federazione nazionale della stampa italiana. «Giuliana - afferma - non se l'è andata a cercare, non era una incosciente, ma una giornalista che voleva capire.
Ed è lei a mandarci un messaggio: l'informazione resti in Iraq per raccontare, cercare di capire. Ci restino i giornalisti coraggiosi e prudenti come lei, e li si lasci liberi, una libertà che verrebbe loro negata se venisse riformato il codice militare di pace». Per Serventi Longhi «Giuliana deve essere liberata subito, la dobbiamo salvare. Non è il momento di divisioni e polemiche, anche avendo idee diverse dalle sue ci si può mobilitare per salvarla. Non commetteremo - afferma ancora - l'errore grave che abbiamo commesso con Enzo Baldoni. Non lasceremo sola Giuliana, non lasceremo soli con la loro angoscia il suo compagno, la sua famiglia, i suoi colleghi. Chiedo ai giornalisti una straordinaria mobilitazione».
Parole di solidarietà vengono poi da Eric Josep, corrispondente di «Liberation» a Roma, del vicepresidente della Provincia di Roma, Rosa Rinaldi, e del segretario di Stampa Romana, Silvia Garambois, che mette l'accento sui rischi maggiori che corrono le donne impegnate professionalmente in Iraq: «Una donna, forse, - afferma - può fare più paura. Non fa comodo in quei Paesi che ci si occupi della condizione femminile in momenti particolarmente delicati».
Prende la parola l'amica di sempre, Raffaella Bolini del Movimento per la pace. Racconta di Giuliana che «era capace di squarciare veli e pregiudizi sul mondo islamico» e suscita applausi quando chiede il ritiro immediato delle truppe italiane. Prende la parola Gabriele Polo, il direttore del «Manifesto», il capo di Giuliana.
«Trovarci qui - dice - è un messaggio di coraggio, perché la democrazia si costruisce con la partecipazione delle persone.
Il nostro lavoro, il lavoro dei giornalisti è quello di raccontare la sostanza delle cose, la speranza di un cambiamento. Giuliana faceva questo». E suscita un caldo applauso quando scandisce: «Non chiedeteci di scegliere il male minore, di decidere se sia meglio un soldato tecnologico oppure un miliziano. Per noi solo barbari entrambi, noi vogliamo stare da un'altra parte».
Chiudere la manifestazione spetta a Pier Scolari, il compagno di Giuliana, la voce spezzata dalla commozione. «Era un incubo ogni volta che partiva pensando a quello che le sarebbe potuto accadere», confessa e poi si interroga sulle prime reazioni di Giuliana dopo il rapimento: «È un'esperienza che ha già vissuto e ha già elaborato. Penso che si sia mantenuta calma, ma abbia lottato con le parole, lei che conosceva un po' di arabo. Ora è da sola e questo non riesco neppure a immaginarlo».
La manifestazione si scioglie, si allontanano semplici cittadini, ma anche tanti volti noti della politica: da Fausto Bertinotti a Guglielmo Epifani, da Alfonso Pecoraro Scanio ad Antonello Falomi, a Luciana Castellina.
Il segretario di Rifondazione Comunista è in piazza a testimoniare «solidarietà a chi ha lavorato per la pace, ad una conoscitrice profondissima di quelle terre e di quei popoli, sempre dalla loro parte contro la guerra e la politica degli Stati Uniti. Spero che il governo sappia trovare la strada per aprire un corridoio di pace».

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