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Il paese più alto di Puglia

E' Faeto, nel foggiano, 886 metri tra fitti boschi. Qui si parla ancora il franco provenzale e si produce un prosciutto sopraffino
Faeto Faeto (Fait in franco provenzale) è a 886 metri sul livello del mare ed è immersa tra querce, carpini, castagni, sanguinelle, noccioli, cornioli e faggi che bene alloggiano nel bosco comunale detto di «Difesa Vendicola». Inoltre tante sono le sorgenti e i torrenti che scorrono sino alla vicina Valle del Celone e in passato servivano per muovere le ruote di mulini ad acqua, oggi silenti monumenti di un'economia basata sull'agricoltura e sui prodotti dei boschi.
E' rimasto il prosciutto che i contadini si preparavano come grande e ricca risorsa alimentare, una coscia da vendere per comprare un paio di scarpe, un'altra da conservare in caso di mancanza di cibo. Lo ricavano dai loro maiali allevati a ghiande e granone e dissetati con le chiare e fresche acque dei torrenti di bosco. Li scannavano d'inverno e dopo mesi di stagionatura i prosciuttelli, magri e scuri di carni, erano pronti anche per le grandi occasioni. Una di queste era il ritorno degli emigranti in agosto, l'altra per propiziarsi buoni raccolti così contadini e boscaioli organizzavano nel «bow d Fait la fféte de lu presutte» e bevevano buon vino rosso raccomandandosi a vicenda di «bbàjme puw, ch t bbàj men na mmòrr!». Che strano dialetto, no? Vuol dire che facevano la festa del prosciutto nel bosco di Faeto, bevendo in modo morigerato per gustare il vino per tutta la vita.
Non è un dialetto, ma una lingua proprio quella «lingua d'oc» franco provenzale che ancora si parla, oltre che in alcune zone della Valle D'Aosta, anche a Faeto come nella vicina Celle San Vito. E' questa un'altra caratteristica curiosa del paese, ritenuto una «repubblica del prosciutto» che accoglie i visitatori con un cartello bilingue «Bunvni a Fait, lu pais me auto la Pugli», benvenuti a Faeto il paese più alto della Puglia.
Due le circostanze che hanno lasciato questa eredità linguistica: la prima, la meno suffragata, è che un gruppo di valdesi per sfuggire alle persecuzioni dei papi avignonesi (siamo attorno alla seconda metà del Duecento), si siano rifugiati in Puglia e più in particolare a Faeto, ma si dà più credito a un editto del 1224 di Carlo I d'Angiò che richiamava famiglie «di buona qualità artigiana» e «conositori di macchine da guerra» per popolare la nuova cerchia fortificata di Lucera a pochi chilometri dall'attuale Faeto, dopo che i saraceni vi erano stati sconfitti e scacciati. L'8 luglio del 1269, circa duecento soldati franco provenzali che si trovavano in località Casal Crepacuore, poco distante, aderirono all'iniziativa e, finita la guerra furono raggiunti dalle famiglie dando vita ai borghi di Faeto e della vicina Celle San Vito.
Vittorio Stagnani

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