Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 05:57

GDM.TV

i più visti della sezione

Da Washington il presidente Bush agli alleati: andarcene da lì? No, è troppo presto

Usa America George Bush WASHINGTON - Ne servono più del doppio di quelle che ci sono. E, di quelle che ci sono, il Pentagono ne giudica affidabili appena un quinto circa. Sono dati che fanno paura: agli iracheni, ma anche agli americani.
Lacune e carenze delle forze di sicurezza irachene significano che i contingenti statunitense e alleati dovranno restare ancora per un bel po' in Iraq.
Il presidente George W. Bush lo fa spiegare agli americani da Steve Hadley, nuovo consigliere per la sicurezza nazionale, e lo spiega agli alleati, con una serie di telefonate: cerca aiuto per fare avanzare la democrazia in Iraq, adesso che, con il voto di domenica, «un passo è stato fatto».

PRESTO PER RITIRO
Le forze di sicurezza irachene sono ancora lungi dal raggiungere il numero e le capacità che gli Stati Uniti pongono come obiettivo, perché possano assumersi la responsabilità della stabilità del Paese.
A Washington, l'Amministrazione Bush usa le cifre per convincere gli americani che è presto per pensare a un ritiro, oltre che per parlarne.
E a Baghdad il governo ad interim sta al gioco, in attesa che i risultati delle elezioni dicano chi conta davvero in Iraq ora, mostrandosi «rassegnato» all'idea che la presenza militare americana e alleata prosegua.
Hazem Shaalan, il ministro della difesa iracheno, dice che le truppe straniere dovrebbero restare in Iraq «per qualche tempo»: chiederemo loro di andarsene, aggiunge, quando saremo in grado di controllare le frontiere e avremo un esercito e un'intelligence «efficienti».
Il presidente Ghazi al-Yawar sostiene che sarebbe «del tutto senza senso» sollecitare le truppe straniere di fare armi e bagagli, proprio quando c'è un «vuoto di potere» nel Paese.
Anche se, sul fondo della questione, Shalaan sbandiera che gli iracheni non vogliono «truppe straniere sul loro Paese».
E al-Yawar afferma che la loro presenza «è parte del problema» (ma è, anche, parte della soluzione).
Alla Casa Bianca, Hadley dà le dimensioni della situazione, sottolineando che uno dei nodi è la mancanza, o le carenze, della catena di comando irachena: «Dobbiamo lavorare per rafforzare la leadership delle unità», dice.
Le cifre ufficiali degli Stati Uniti indicano che, al 19 gennaio, l'Iraq disponeva di 125 mila forze di sicurezza, mentre l'obiettivo fissato è 271 mila, comprendendo agenti di polizia ed elementi della Guardia nazionale, militari dell'esercito, della marina e dell'aviazione, forze speciali e unità di risposta rapida.
E il Pentagono calcola che gli uomini davvero efficienti non siano, per ora, più di 20/30 mila. Anthony Cordesman, analista del Center for strategic and international studies, un «think tank» di Washington, riduce il numero: c'è da fidarsi di non più di 11 mila uomini.
Senza contare il problema degli infiltrati: 10 mila uomini sono stati allontanati, dopo essere stati arruolati, perché c'era il sospetto che lavorassero per il nemico.
I dati contribuiscono a spiegare l'alto numero di perdite inflitte dagli insorti e dai terroristi alle forze irachene: 1300 circa i caduti da quando il potere è passato al governo iracheno ad interim, cioè dal 28 giugno dell'anno scorso.
Lacune e carenze non hanno impedito agli iracheni in armi di comportarsi bene in alcune occasioni, come, ad esempio, domenica, in occasione delle elezioni.

CONSULTAZIONI INTERNAZIONALI
Il presidente Bush, intanto, prosegue le consultazioni telefoniche -avviate ieri - con i leader alleati, dopo le elezioni in Iraq. La Casa Bianca ha indicato che Bush ha chiamato il presidente russo Vladimir Putin, il presidente messicano Vicente Fox, il presidente della Commissione europea Josè Manuel Durao Barroso e il segretario generale dell'Alleanza Atlantica Jaap de Hoop Scheffer.
Secondo Scott McClellan, il portavoce del presidente, Bush e Putin hanno convenuto che le elezioni in Iraq costituiscono «un passo avanti importante»: i due leader «sono d'accordo» nel giudicare che «le elezioni sono un progresso significativo per gli iracheni sulla via della ricostruzione del loro Paese».
Bush e Putin si incontreranno il 24 febbraio in Slovacchia: un appuntamento bilaterale che Bush auspica sia «fruttuoso».
Con gli interlocutori dell'Ue e della Nato, il presidente Usa ha espresso «soddisfazione per le forti dichiarazioni di appoggio al processo democratico in Iraq» venute dalle istituzioni atlantiche ed europee.
Per MCClellan, «tutti hanno convenuto che le elezioni rappresentavano una vittoria per gli iracheni e che la democrazia nella regione ha fatto importanti progressi con le elezioni in Afghanistan e ora in Iraq».
Giampiero Gramaglia

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

MULTIMEDIA

Strasburgo: gli spari, i morti, i blitz, la gente in fuga

Strasburgo: gli spari, il morto, i blitz, la gente in fuga

 
Calendario, l'uomo e la tecnologia

Calendario, l'uomo e la tecnologia

 
Bisceglie, topo in ospedale sulla porta del reparto Infettivi

Bisceglie, topo in ospedale sulla porta del reparto Infettivi

 
Calendario, storie e immagini

Calendario, storie e immagini

 
Rivivi la  "Mangusta" interforze

Rivivi la "Mangusta" interforze

 
Noi siamo la Marina: gli incursori

Noi siamo la Marina: gli incursori

 
Calendario, palombari e incursori

Calendario, palombari e incursori

 
Bari - Troina: il punto con La Voce Biancorossa, la diretta del prepartita

Bari - Troina: il punto con La Voce Biancorossa, diretta prepartita

 
Corrieri della droga: con i bus di linea da Milano la portavano in Puglia

Sui bus di linea da Milano in Puglia con la droga in valigia: 22 arresti VIDEO

 
Cristina, da Laterza a La Spezia e ritorno per fare la ciabattina

Cristina, 37 anni, da Laterza a La Spezia e ritorno per fare la «ciabattina»

 
Sede Casapound sequestrata, il gip: «Pericolo nuove aggressioni fasciste»

Sede Casapound sequestrata, il gip: «Pericolo nuove aggressioni fasciste»

 
Parco del Gargano, 6 anni dopo la sentenza, demolita le darsene abusive

Parco del Gargano, 6 anni dopo la sentenza, demolite le darsene abusive

 
Il Natale di Giovinazzo si accende con Christmas Lights

Il Natale di Giovinazzo si accende con Christmas Lights

 
Il post partita di Cornacchini e Neglia

Il post partita di Cornacchini e Neglia