Sabato 15 Dicembre 2018 | 13:34

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Gli sciiti sicuri di vincere

NAJAF/BASSORA - A Najaf, la città sacra sciita, centinaia e centinaia di persone formano con pazienza lunghe file fuori dei seggi elettorali e già pregustano un senso di vittoria, dopo decenni di emarginazione e oppressione sanguinosa da parte del regime di Saddam Hussein. «Voterò per l'Alleanza unita irachena, perché è sostenuta dalle autorità religiose», preannuncia Souad Salem, un elettore che sta aspettando il suo turno alla scuola di Akkad, riferendosi alla lista 169, la coalizione benedetta dall'ayatollah Sistani. «Non abbiamo paura di nessuna bomba», proclama orgoglioso. Un cordone massiccio di polizia circonda la città santa sciita, dove si trova il mausoleo di Alì, più volte colpita da sanguinosi attentati di guerriglieri sunniti. Gli sciiti costituiscono il 60 per cento della popolazione irachena e del corpo elettorale e per loro oggi è un giorno di storia e di gioia. Dagli altoparlanti di una moschea, una voce invita la gente ad andare a votare. «Cittadini, giovani e vecchi, uomini e donne, dovete andare ai seggi, dovete compiere il vostro dovere di musulmani».
Ad Abu al -Khassib, a una quindicina di chilometri da Bassora, nel sud del Paese controllato dagli inglesi, la gente si accalca nel seggio allestito nella scuola elementare femminile Makarim. «Questo è il giorno atteso per tutto il popolo iracheno» afferma entusiasta Tissar, una donna sulla quarantina, avvolta nel velo nero che le lascia scoperto il viso. «E' la prima volta che si può votare così». «Tutto sta andando bene e con dolcezza», conferma Nasser Kassar Jaber, il direttore dell'ufficio di voto. «La gente è numerosa e speriamo che tutto vada per il meglio e senza problemi».
Più nervosa invece la situazione nel grande centro di Bassora. Meno di un'ora dopo l'apertura dei seggi vi è stata un'esplosione ad un ufficio elettorale, che però non ha causato vittime. L'affluenza alle urne non è però, fino a questo momento, così massiccia come previsto. In ogni caso le file si stanno formando. «Non ho paura, la sicurezza è buona», confida Samir Khalil Ibrahim,un uomo venuto a votare da solo. «Sono veramente felice questa è una festa per tutti gli iracheni».
Anche a Sadr City, nel quartiere desolato degli sciiti a nord-est di Baghdad, si sono formate due file di votanti ad uno dei seggi: da un lato le donne vestite nelle loro tuniche nere e velate in testa, dall'altro gli uomini. I coniugi al-Zoubair, aspettano il loro turno, ciascuno nella propria fila. Nessuno dei due sa scrivere e leggere, ma si faranno spiegare dagli impiegati come votare.

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