Domenica 16 Dicembre 2018 | 05:44

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Bocciate le leggi anche delle Regioni Calabria e Sardegna

ROMA - La Corte Costituzionale ha dichiarato «l'illegittimità costituzionale» delle leggi regionali con le quali la Sardegna, la Calabria e la Basilicata avevano dichiarato come «denuclearizzato» il proprio territorio, precludendolo «al transito e alla presenza di materiali nucleari provenienti da altri territori». In pratica, per la Consulta, le Regioni non possono ostacolare insediamenti di siti di stoccaggio di rifiuti radioattivi, decisi dal governo, e non possono, nemmeno, impedire il movimento di tale merce. La Consulta ha oggi depositato le motivazioni relative ai tre ricorsi presentati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri contro la legge regionale della Sardegna (3 luglio 2003, n.8, Dichiarazione della Sardegna territorio denuclearizzato), contro la legge regionale della Basilicata (21 novembre 2003, n. 31, Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 31 agosto 1995, n. 59), contro la legge regionale della Calabria (5 dicembre 2003, n. 26, Dichiarazione della Calabria denuclearizzata).
L'illegittimità delle tre leggi regionali è stata decisa nella camera di consiglio dello scorso 13 gennaio.
Bocciando totalmente le tre leggi regionali antirifiuti, la Consulta - con la sentenza 62 estesa dal presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida - usa motivazioni abbastanza simili per «bacchettare» le Regioni.
Per quanto riguarda la normativa antinucleare della Sardegna, la Consulta accoglie la tesi di Palazzo Chigi per cui «l'intera legge interferirebbe con la materia ambientale, riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato», non si «sarebbe inoltre attenuta ai principi fondamentali desumibili dalla legislazione statale preesistente in tema di salute». In base a questi principi «le restrizioni generalizzate di attività economiche, non legate a situazioni particolari di ambiente o di operatore, andrebbero fondate su dati scientifici attendibili e non su valutazioni genericamente prudenziali».
In poche parole una Regione non può legiferare in maniera preventiva, in nome della tutela della salute dei suoi abitanti, senza avere - alla mano - precisi elementi di allarme. La presidenza del Consiglio obiettava anche che la Sardegna «precludendo la circolazione dei rifiuti radioattivi sul territorio regionale, violerebbe l'art. 117 della Costituzione, perché interferirebbe nel mercato dei materiali nucleari, anch'essi soggetti alla disciplina della concorrenza». Queste questioni sono state dichiarate «fondate» dai giudici costituzionali che dicono: «un intervento legislativo della portata di quello posto in essere dalla Regione Sardegna, con la legge impugnata, non trova fondamento in alcuna delle competenze attribuite alla Regione medesima dallo statuto speciale e dalla Costituzione». La Consulta ricorda che «una competenza esclusiva in tema di tutela dell'ambiente è stata espressamente riconosciuta allo Stato, sia pure in termini che non escludono il concorso di normative delle Regioni, fondate sulle rispettive competenze».
Insomma, sull'ambiente, tra Stato e Regioni ci può essere collaborazione ma non scatti in avanti degli enti locali. Per quanto riguarda la libera circolazione dei rifiuti nucleari, la Consulta osserva che «una normativa, come quella della Sardegna, che preclude il transito e la presenza, anche provvisoria, di materiali nucleari provenienti da altri territori è precisamente una misura tra quelle che alle Regioni sono vietate dalla Costituzione». Spiegano i giudici costituzionali che «è ben noto che il problema dello smaltimento dei rifiuti pericolosi, e quelli radioattivi lo sono, non può essere risolto sulla base di un criterio di autosufficienza delle singole Regioni, poiché occorre tener conto della eventuale irregolare distribuzione nel territorio delle attività che producono tali rifiuti, della necessità di trovare siti idonei per collocare in sicurezza i medesimi rifiuti». Ed ecco la sferzata più dura contro la politica del «non nel mio giardino». «La comprensibile spinta ad ostacolare insediamenti che gravino il rispettivo territorio degli oneri connessi (secondo il noto detto "not in my backyards") - scrive Onida - non può tradursi in un impedimento insormontabile alla realizzazione di impianti necessari per una corretta gestione del territorio e degli insediamenti di interessi di rilievo ultraregionale».
Quasi le stesse obiezioni sono rivolte anche alla Calabria e alla Basilicata. Escono così bocciati gli atti più clamorosi di politica antinucleare messi in atto da tre governatori in dissenso col potere centrale.

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