Giovedì 24 Gennaio 2019 | 11:37

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Iraq - Autobomba contro seggi, quasi 30 morti

BAGHDAD - Confermando tutte le previsioni, la vigilia delle controverse elezioni generali in Iraq è stata funestata da attacchi e attentati, da scontri armati e da macabri ritrovamenti praticamente a ogni angolo del Paese, con un bilancio ancora provvisorio di almeno 26 morti.
L'episodio peggiore si è verificato in mattinata a Khanaqin, una cittadina a nord-est di Baghdad situata a ridosso della frontiera con l'Iran: un kamikaze con addosso una cintura esplosiva si è fatto saltare in aria davanti a un'installazione delle forze di sicurezza, utilizzata tanto dagli americani quanto dai locali e adiacente a un seggio elettorale. Oltre all'attentatore sono stati dilaniati a morte tre soldati governativi e cinque civili, tra cui un bambino, tutti iracheni; sette i feriti. Nella notte quattro poliziotti erano già stati uccisi a colpi di arma da fuoco lungo la strada principale che collega Baiji, sede di una delle più importanti raffinerie nazionali, alla località di Shorgat, 200 chilometri a nord di Baghdad. Nella stessa Baiji salve di mortaio sono state sparate contro un seggio, e quattro agenti di guardia hanno subito lesioni.

Sempre a nord della capitale, a Doulouiyah, una base dell'Esercito è stata bombardata anch'essa con i mortai: morti tre militari, altri quattro feriti. Nei pressi di Balad sono stati rinvenuti i cadaveri di tre iracheni che lavoravano come guardie di sicurezza per una compagnia privata; erano stati rapiti una settimana fa.
A Sharqat, a sud di Mosul, un seggio è stato preso di mira con un carretto trainato da un asino, sul quale erano stati nascosti esplosivi: la deflagrazione ha ucciso un poliziotto.
Vicino a Ramadi, roccaforte della guerriglia 110 chilometri a ovest di Baghdad, le truppe statunitensi hanno crivellato di proiettili due individui a bordo di un'auto; le circostanze dell'episodio, riferito da testimoni oculari, restano comunque oscure.

Poco a sud di Baghdad, a Salman Pak, una pattuglia della polizia è caduta in un'imboscata e due dei suoi uomini sono stati trucidati dagli aggressori. Un proietto di mortaio ha ucciso un ulteriore poliziotto nella cittadina di as-Suwayrah, e molte altre salve sono state lanciate all'indirizzo della base Usa di Moussayyb: una è piombata su un'abitazione privata, provocando la morte di una donna e del suoi figlioletto.
Nemmeno la capitale è stata risparmiata dalla violenza, sebbene al momento non si sia avuta notizia di vittime. I ribelli hanno attaccato a colpi di lancia-granate il Baghdad Hotel, trasformato in una sorta di fortezza; e in pieno centro è divampata una violentissima sparatoria che si è protratta per parecchi minuti: ignoti hanno aperto il fuoco contro un convoglio dell'Esercito iracheno che era appena uscito dalla cosiddetta «Zona Verde», la cittadella super-protetta sulla sponda occidentale del fiume Tigri che un tempo era il Palazzo Presidenziale di Saddam Hussein in città. I soldati a bordo dei veicoli, diretti a un vicino ponte, hanno immediatamente risposto sparando in ogni direzione, con tale veemenza da costringere persino i militari statunitensi, di guardia a un posto di blocco eretto all'ingresso del ponte, a cercare riparo dietro ai blindati.

Tutti i morti finora registrati erano cittadini iracheni, ma anche gli americani hanno pagato il proprio tributo di sangue. Si è infatti saputo che sono rimasti uccisi nell'impatto al suolo i due soldati a bordo di un elicottero da ricognizione Kiowa, precipitato ieri sera nella parte sud-occidentale di Baghdad; ancora ignote le cause dello schianto. A parte loro, ieri gli Stati Uniti avevano perso in circostanze diverse ben altri cinque uomini.
In tutto dal marzo 2003, quando cominciò l'invasione per rovesciare il regime di Saddam Hussein, il contingente Usa nel Paese arabo ha già avuto 1.414 caduti, in massima parte uccisi in combattimento o con attentati terroristici.

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