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C'è anche un'Italia che tira

ROMA - «Quelle dell'efficienza e della competitività e dell'innovazione sono le sfide che l'industria italiana deve affrontare». E' quanto afferma l'Eurispes nel Rapporto Italia 2005 in cui, pur sottolineando la non brillante situazione dell'industria italiana, ricorda anche che «c'è un'Italia che va» ed è «l'Italia delle eccellenze».
Anche l'istituto guidato da Gian Maria Fara, dunque, sottoscrive l'allarme competitività, ricordando il campanello d'allarme suonato dal World economic forum nell'ottobre scorso, che colloca l'Italia al 47/mo posto, dietro anche al Botswana. L'Eurispes riconosce che il problema è ormai stato acquisito come tale, ma parlando di «melodramma italiano» sottolinea che per il momento «un solo risultato è stato ottenuto, quello di aumentare il livello di preoccupazione di tutti i soggetti istituzionali, politici e sindacali intorno alla gravità della malattia che, senza misure drastiche, è destinata a marcare ulteriori peggioramenti».
In sostanza, numeri alla mano «appare evidente che, parlando dell'industria italiana, si deve affrontare il problema del declino» e che «le diverse strutture produttive che caratterizzano il territorio (grande impresa, distretti industriali e sistemi di sviluppo locale) non riescono ad uscire da una crisi che non è più riconducibile a un numero limitato di settori, ma può essere definita di sistema». Per vincere la sfida, dunque, secondo l'Eurispes non è il caso di impostare «politiche industriali basate sulla sola leva del prezzo», mentre «la costituzione di network locali e internazionali è una delle possibili vie per una ripresa del settore industriale in Italia». A questo proposito, «le zone del Centro Italia si muovono verso la creazione di reti basate sulla realtà territoriale che ne costituisce l'ossatura sia in termini di vocazioni produttive, sia in termini di implementazione del network». Il ruolo chiave, dunque, è delle istituzioni locali, ma fondamentale per l'innovazione è anche la ricerca scientifica.
Tuttavia, sottolinea l'istituto, «l'incedere declinante dell'economia nazionale non deve impedire di rilevare la presenza di aree di eccellenza produttiva e tecnologica nel nostro Paese». Insomma, c'è un'Italia che va, «che ha saputo intercettare con caparbietà, tratti di genialità e sapienza organizzativa, importanti segmenti produttivi e traiettorie di mercato in Italia e all'estero». Nell'Italia delle eccellenze, su cui l'Eurispes sta mettendo a punto uno specifico rapporto, l'istituto inserisce per esempio le 60 imprese più dinamiche, che hanno incrementato almeno del 5% medio annuo il loro fatturato.

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