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Rifiuti: un paese sprecone

ROMA - L'Italia getta nella spazzatura più di quanto riesca ad acquistare e produrre. La produzione di rifiuti nel Belpaese negli ultimi tre anni, pur mostrando un trend di crescita progressivamente più rallentato è aumentata più rapidamente del Prodotto interno lordo: +3,8% dal 2000 al 2003 contro un aumento del Pil e dei consumi delle famiglie del 2,4 e dell'1,8 per cento.
Questa la fotografia scattata dall'Eurispes sull'universo rifiuti nel rapporto 2005 sullo Stato del Paese.
Rapporto da quale emerge che le discariche abusive ancora attive sono 1.654 con un primato in Puglia (440). Lente di ingrandimento anche sui termovalorizzatori: dai 50 attuali ai 57 per il 2007 con un forte aumento previsto al sud (da 6 a 13). Sul tema impianti di termovalorizzazione, l'Eurispes rileva la mancanza in alcuni casi della valutazione di impatto ambientale.
In particolare, per l'Eurispes, «la quantità di rifiuti generata da un paese non costituisce solo una misura della sua crescita economica ma rappresenta un indicatore del ritmo di sfruttamento e impoverimento delle sue risorse».
Ecco la fotografia dei rifiuti in Italia secondo l'Eurispes:

PRODUZIONE: 462,2 kg pro capite l'anno nel '97; 501 nel 2000 e 524 nel 2003. La raccolta differenziata è passata da 3,7 milioni di tonnellate nel '99 (13,1%) a 6.4 mln nel 2003 (21,5%). Il 36% della popolazione, i residenti al sud,produce il 32% dei rifiuti urbani totali e l'11% della raccolta differenziata nazionale. «Non a caso quasi tutte le maggiori regioni meridionali, Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Molise, sono in emergenza rifiuti». Per la destinazione finale, le Regioni del sud contribuiscono per il 42% allo smaltimento in discarica nel 2003 contro il 36% della popolazione e al 32% della produzione totale. I rifiuti inviati in discarica sono passati dal 72,4% al 53,5%. In lieve crescita i rifiuti avviati a incenerimento; dall'8,5% del 2000 al 9,40% del 2003.

DISCARICHE ABUSIVE: diminuisce il numero ma aumenta la superficie. Nel 2002 il totale ammontava a 4.866 unità per 19.017.157 metri quadrati contro i 5.400 e i 17.405.000 metri quadrati del 1996. Ancora attivi 1.654 crateri di rifiuti fuorilegge per 6.697.066 mq contenenti materiali pericolosi di varia natura; 3.212 risultano inutilizzati. E' la Puglia la regione con due tristi primati: quello del maggior numero di discariche abusive (quasi 600 nel 2002) ma anche quello delle discariche ancora utilizzate (440). La bonifica ha riguardato 1.030 depositi, soprattutto nel Nord Italia. Le altre 3.836 o non risultano bonificati o sono stati oggetto di interventi che non possono essere considerati risolutivi rispetto ai rischi di potenziali danni ambientali. In particolare, in riferimento al 2002, dopo la Puglia, la seconda Regione con il maggior numero di discariche abusive è la Lombardia (oltre 500). Sul fronte territorio, ai primi posti il Veneto (5.482.527 mq) e la Puglia (3.861.622 mq). Tre le zone di particolare concentrazione delle discariche: la Puglia, la zona tra Emilia Romagna, Liguria e Toscana e quella costituita da Piemonte e Lombardia.
Al Sud la maggiore concentrazione di discariche con rifiuti pericolosi: nel Salento, nell'area circostante Bari, nella zona centro-occidentale dell'Abruzzo. Presenza registrata anche in una ristretta zona a nord delle Marche al confine con Repubblica di San Marino ed Emilia Romagna, in Liguria e in Veneto.

DISCARICHE AUTORIZZATE: da 552 nel 2002 a 487 nel 2003 per la chiusura di molti impianti soprattutto al sud (da 368 a 308). Chiusura sulla quale ha pesato anche il recepimento di alcune direttive europee e l'aumento della raccolta differenziata. Pressoché invariata la situazione al nord (da 132 a 122) e al Centro (da 61 a 57). Al Lazio il primato dei rifiuti smaltiti in discarica (2,7 milioni di tonnellate, pari al 90% di quelli prodotti nella Regione, seguita da Sicilia e Puglia, quasi sulla stessa percentuale.

TERMOVALORIZZATORI: L'Eurispes rileva che nonostante questi impianti «siano al centro di molteplici iniziative da parte delle autorità istituzionali finalizzate a rassicurare l' opinione pubblica sugli eventuali rischi ambientali e igienco-sanitari prodotti, la situazione italiana attuale vede alcuni degli impianti ad oggi attivi, sprovvisti di uno studio di Valutazione di impatto ambientale, obbligatorio per legge». L'Istituto ricorda il procedimento di infrazione per l'impianto Asm di Brescia. A oggi - riferisce quindi l'Eurispes - risultano attivi 50 impianti, 31 al Nord, 13 al centro e 6 al Sud. Nel 2003 vi sono ancora due regioni del Nord (Val d'Aosta e Liguria) e ben 4 al sud (Abruzzo, Molise, Campania e Calabria) a non avere alcun impianto di incenerimento. Nel 2007 si prevede la realizzazione di un quadro impiantistico articolato in 57 impianti: 32 nel Nord Italia, 12 al Centro e 13 al Sud. Solo in Sicilia ne sono previsti 4 entro il 2006.

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