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La rabbia degli automobilisti intrappolati sulla A3: «ci hanno detto, non ci sono spalaneve»

POLLA (SALERNO) - La neve li incalza da due giorni, a Polla, nel Salernitano, secondo il ricordo dei residenti, non se ne vedeva tanta da una tormenta del 1985; ma a riscaldare le vittime dell'inferno di ghiaccio, che ieri ha bloccato chi transitava sulla A3, viene in aiuto l'indignazione. A chi si trovava in viaggio sulla Salerno-Reggio Calabria, la polizia stradale, a notte fonda, ha chiesto di rassegnarsi: mancano gli spalaneve. Lo raccontano i clienti, circa trecento «prigionieri» dell'A3, di tre piccoli alberghi di Polla: gente che, dopo aver trascorso, in molti casi, la notte in auto, senza ricevere soccorsi, oggi è semplicemente fuori di sé.
A Polla gli alberghi Belvedere, Tempio e Forum si riempiono imprevedibilmente. Principio di congelamento, cellulare scarico, sete, (qualcuno rimedia con la neve), digiuno: le vittime di questo connubio esplosivo fra maltempo e disorganizzazione rispondono tutte allo stesso modo.
«Sono diabetica, e digiuno da ieri, dalle sei del mattino: io e mio marito viaggiavamo da Napoli a Scalea. Siamo arrivati qui stanotte alle 3.30. Ho dormito in auto però, perché in albergo a quell'ora non c'era più posto». La denuncia di Anna De Falco, 59 anni, assume tratti inquietanti quando la signora precisa: «Di fronte al blocco stradale ieri ho chiamato immediatamente e per decine di volte la protezione civile, ricevendo garanzie di un intervento. Ho spiegato che ero diabetica, ma non si è visto nessuno. Mi sono sentita male in auto».

Si delineano i termini di una «beffa»: i profughi congelati hanno sentito per radio di aver ricevuto aiuto e soccorso; la rabbia sale: «Qui non è venuto nessuno. La polizia si è limitata a consigliarci di andare in albergo», è la risposta corale. E poi: «Dove è finito il sale? Io vengo dalla Sila e l'ho visto sistemato vicino ai guard-rail, agli inizi di gennaio. Lo hanno venduto? Rubato?», dice Fiorina Morrone, (otto ore per fare 14 chilometri, da Petina a Polla). Morrone è impiegata al ministero delle Infrastrutture, il che ha attirato la speranza di chi ha vissuto la disavventura al suo fianco: «Ho anche contattato la segreteria del ministero, mi hanno detto che il ministro Lunardi si era personalmente messo in moto per parlare con il presidente dell'Anas. Fino ad ora però qui le cose sembrano ferme».

Nell'albergo vicino, parla l'avvocato Pietro Errico, che da Catanzaro si dirigeva a Casoria (300 chilometri in 30 ore): «Avevo un'udienza, speravo di farcela, perché gli agenti della polizia hanno continuato a dire che forse la strada si sarebbe sbloccata. Stamattina invece mi è stato detto che mi dovevo soltanto rassegnare. Possibile che l'autostrada principale del Sud si blocchi per tre giorni, perché non esiste uno spazzaneve, in un tratto di 10 chilometri? E i soccorsi dove sono? Come si può abbandonare la gente in questo modo?».
Su una macchina di rappresentanza del comune di Cirò Marina, l'assessore Luigi Ruggiero «benedice» il fatto di avere avuto un serbatoio pieno di benzina: «Se avessi spento il motore sarei morto assiderato. Per dissetarmi ho mangiato la neve. Ci hanno trattato malissimo, in una circostanza del genere ti chiedi sinceramente dove sia finito lo Stato di diritto».
«Davanti alla mia auto c'era un uomo che aveva subito un intervento di trapianto ai reni - racconta Carlo Fuda, dopo aver trascorso 12 ore e mezzo in auto nella neve, consegna ai media un'ultima drammatica immagine - Era una situazione gravissima, ho visto la moglie che gli faceva un massaggio».

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