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«Medici senza frontiere» e i giuristi: i centri di permanenza temporanea sono come prigioni, vanno chiusi

I Centri di permanenza temporanea italiani sono ormai «un'appendice del sistema carcerario» e con essi si è «rotta la linea di demarcazione tra sanzione amministrativa e sanzione penale»: la denuncia è di Angelo Caputo, magistrato e giurista, intervenuto alla presentazione del libro di Medici senza Frontiere «Anatomia di un fallimento», (edito da Sinnos) che riepiloga i risultati del Rapporto di Msf sui Ctp.
La presentazione è stata l'occasione, per l'organizzazione umanitaria, di ricordare la situazione negli 11 Centri di accoglienza e nei 5 Centri di identificazione presenti sul territorio nazionale, che la delegazione di Msf visitò nella seconda metà del 2003. Da allora, Medici senza Frontiere non ha più potuto accedere alle strutture, diventate - come ha detto anche l'assessore comunale Luigi Nieri, a proposito del Cpt di Ponte Galeria a Roma, che il Garante dei detenuti non ha potuto visitare - sempre più «luoghi nascosti».
Gravi violazioni del diritto di asilo, mancanza d'informazione legale, scarsa presenza dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati: nei Centri, secondo Msf, la situazione, dal punto di vista dei diritti, è intollerabile. Lo scarso livello di informazione dei trattenuti, influisce pesantemente anche sulla possibilità di presentare domanda d'asilo. Medici senza Frontiere accusa tra l'altro l' Unhcr di «assenza» nei Cpt, dove «il monitoraggio del rispetto del diritto di accesso alla procedura di asilo viene spesso lasciato alle organizzazioni locali». «Non si può prescindere dall'aspetto umano della questione» ha sottolineato dal canto suo il senatore dei Verdi Francesco Martone, coordinatore del gruppo di lavoro parlamentare sui Cpt, che ha sollecitato un approccio alternativo alla questione.
Immigrati ospitati in container freddi d'inverno e caldissimi d'estate, oppure stipati in camerate insufficienti all'interno di strutture fatiscenti, dove sono obbligati a trascorrere la maggior parte della giornata a causa della mancanza di spazi alternativi. Questo influenza i comportamenti: non a caso - sottolinea Msf - gli episodi di autolesionismo sono all'ordine del giorno. Inoltre appare eccessiva la somministrazione di psicofarmaci.
Ancora, nei Cpt ci sono troppo immigrati ex detenuti, che vivono negli stessi spazi di tutti gli altri stranieri, anche quelli molto giovani appena arrivati nel nostro Paese. Inoltre, è molto diffuso il caso di stranieri che soggiornano ripetutamente nei centri. Il sistema dei Cpt, ricorda Msf, è stato pensato per procedere, entro 30 o al massimo 60 giorni, all'identificazione e al rimpatrio di quei cittadini stranieri presenti irregolarmente sul territorio nazionale. Con gli anni, invece, «il sistema è diventato un' estensione del carcere giudiziario»: in media, il 60% della popolazione dei Cpt è costituito da ex detenuti. Msf punta infine il dito sulla «eccessiva presenza nei Cpt delle forze dell'ordine», che spesso sono presenti anche durante i colloqui degli immigrati con il personale interno o con i visitatori.
«Il contrasto all'immigrazione è diventato in Italia il punto basilare» ha detto Mauro Palma, magistrato e membro del Comitato europeo per la prevenzione della tortura. Non a caso, infatti, «se nel 2002 sono stati stanziati per l'immigrazione 65 milioni di euro per il contrasto e 63 per il sostegno, l'anno seguente ne sono destinati ben 165 al contrasto e 38 al sostegno».

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