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Un milione di persone prive di mezzi di sussistenza

solidarietà vittime maremoto ROMA - L'Ufficio Internazionale del Lavoro (Ilo), chiede con urgenza che le strategie per la creazione di posti di lavoro «ad alta intensità di manodopera» siano integrate alla risposta umanitaria e alle attività di ricostruzione a seguito del maremoto in Asia che, secondo le stime, ha lasciato solo nello Sri Lanka e in Indonesia circa 1 milione di persone senza mezzi di sussistenza.
Un documento che illustra la strategia dell'Ilo, preparato dall'ufficio regionale dell'Ilo di Bangkok, sarà presentato alla conferenza delle Nazioni Unite per la riduzione dei danni causati dal disastro aperta martedì nella città giapponese di Kobe. In risposta alla tragedia dello tsunami, l'Ilo propone «il recupero del lavoro ad alta intensità di manodopera, una particolare attenzione ai bisogni dei gruppi più vulnerabili e la ricostruzione dei meccanismi di protezione sociale».
Inoltre, l'Ufficio si è impegnato a coordinare i suoi sforzi con quelli dei governi e del sistema multilaterale.
L'inondazione delle zone costiere ha causato la distruzione di case e palazzi, strade e ponti, sistemi idrici ed elettrici, raccolti, sistemi d'irrigazione e per la pesca, strutture produttive e piccole imprese. Per l'Ilo l'inondazione ha avuto un duro impatto sui mezzi di sussistenza della popolazione delle aree più colpite. Inoltre, nelle comunità più povere la gente ha perso non solo l'unica fonte di guadagno ma anche la maggior parte dei loro scarsi possedimenti. La stima iniziale indica quindi 1 milione di posti di lavoro persi.

Anche se tutte le stime sono provvisorie e che la situazione si evolve rapidamente, l'Ilo ha fatto una stima delle conseguenze di questo disastro sull'occupazione e sui mezzi di sostentamento. In Indonesia circa 600.000 persone nelle regioni più colpite (provincia di Aceh e isola di Nias), potrebbero aver perso la loro unica fonte di sostentamento. La maggior parte dei posti di lavoro andati perduti riguardano il settore della pesca, il settore dell'agricoltura su piccola scala e le piantagioni nonché le piccole imprese non registrate. Il tasso di disoccupazione in queste province potrebbe arrivare al 30% e oltre. Prima della catastrofe il tasso registrato era del 6,8%. Prima dello Tsunami, erano circa 9 milioni e 700 mila le persone senza un lavoro in tutta l'Indonesia, il che significa che il numero totale di disoccupati dopo la tragedia potrebbe essere aumentato di circa il 6%.
Nello Sri Lanka, più di 400.000 lavoratori nelle regioni colpite sulle coste est, sud e ovest hanno perso il lavoro e la loro fonte di guadagno. La maggior parte dei posti di lavoro andata perduta riguarda i settori della pesca e del turismo (incluso l'ecoturismo in piena espansione) e l'economia informale. Il tasso di disoccupazione nelle province colpite è probabilmente salito dal 9.2%, prima della catastrofe a oltre il 20%. Prima dello Tsunami, i disoccupati nello Sri Lanka erano circa 725.000. Ciò significa che il numero totale dei disoccupati può essere temporaneamente salito del 55% o più a causa della crisi.
Il documento sulla strategia dell'Ilo indica delle soluzioni: un aiuto adeguato e la rapida mobilitazione del sostegno per la ricostruzione, il recupero e la sostituzione delle infrastrutture, dei luoghi di lavoro, delle attrezzature per rendere possibile la ripresa delle attività, la ricostruzione dei sistemi di protezione sociale. Tutto ciò consentirebbe al 50-60% delle persone colpite dal disastro di ricominciare a guadagnare per se stessi e per le loro famiglie entro il 2005. In questo modo, potrebbero essere recuperati circa l'85% dei posti di lavoro in 24 mesi.

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