Domenica 16 Dicembre 2018 | 12:29

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Nuova impennata di violenza in tutto il Paese in vista delle elezioni del 30 gennaio

BAGHDAD - Tra ieri e oggi, la violenza in Iraq ha raggiunto livelli particolarmente alti, anche rispetto agli standard iracheni degli ultimi tempi, e il governo iracheno ha detto che si sta «preparando al peggio» per le elezioni del 30 gennaio.
Come ormai da mesi, le forze dell'ordine irachene sono state il principale obiettivo degli attacchi della guerriglia e dei terroristi più o meno legati ad al Qaida.
A Baquba, 60 chilometri a Nord-Est di Baghdad, un commando di insorti ha attaccato all'alba un posto di blocco della Guardia nazionale irachena, uccidendo almeno otto soldati a raffiche di mitra e colpi di mortaio. Un militare, sorpreso mentre pregava rivolto verso la Mecca, è stato sgozzato senza pietà. L'azione è stata poi rivendicata su un sito internet dalla Organizzazione al Qaida per la jihad in Iraq, guidata dal ricercato numero uno Abu Musab al Zarqawi, sulla cui testa gli americani hanno posto una taglia da 25 milioni di dollari. Alcune ore dopo, a Baiji, circa 180 chilometri a Nord della capitale, una autobomba è esplosa davanti al quartier generale della polizia causando la morte di almeno sette persone e il ferimento di 15 altre. A Ramadi, ad un centinaio di chilometri ad Ovest di Baghdad, nel cuore del Triangolo sunnita, tre civili sono morti quando un attentatore suicida si è fatto esplodere lanciandosi contro una pattuglia dell'esercito Usa. I soldati americani hanno reagito aprendo il fuoco e uccidendo tre civili di passaggio, e ferendone altri nove, secondo quanto hanno detto fonti ospedaliere e testimoni.
Nella stessa città, sono stati inoltre ritrovati i cadaveri decapitati di due soldati iracheni. Sui corpi era stato lasciato un macabro messaggio: «Questa è la sorte riservata a tutte le persone che collaborano con le forze americane».
Nei giorni scorsi, a Ramadi erano peraltro circolati volantini scritti da presunti gruppi della guerriglia in cui si avvisavano gli abitanti della città che gli insorti avrebbero intensificato i loro attacchi «contro gli occupanti», sin da ieri e fino alla data delle elezioni, e pertanto si invitavano gli iracheni a rimanere alla larga dagli uffici governativi. Un ammonimento che sembra aver avuto effetto, tanto che oggi il traffico in città era fortemente ridotto.
Ma oltre agli uffici governativi, anche gli edifici che ospiteranno i seggi elettorali sono nel mirino. A Mossul, nel Nord, una scuola che sarà utilizzata a tale scopo è stata centrata da diversi colpi di mortaio, mentre la notte scorsa altre tre scuole sono state colpite a Bassora, nel Sud, dove secondo fonti giornalistiche irachene è stato ucciso il candidato del partito del premier Iyad Allawi alle elezioni del 30 gennaio.
E sempre a Sud di Baghdad, a Numaniya, in una sorta di "azione trasversale" è stato invece ucciso il rappresentante della massima autorità religiosa sciita irachena, il grande ayatollah Ali Sistani. Mentre a nord, a Mossul, è stato rapito il vescovo siro cattolico Basile Georges Casmoussa.
Ancora al Sud , 13 militari iracheni sono stati assassinati ieri da un gruppo di uomini armati lungo la strada che collega Baghdad alle regioni meridionali del Paese. «Abbiamo ricevuto oggi i corpi di 13 guardie nazionali, fra cui un colonnello e un capitano. Nove poliziotti sono stati feriti, due dei quali gravemente», ha detto un responsabile dell'ospedale di Kut.
Le forze di sicurezza irachene hanno dal canto loro reso noto che 35 insorti sono stati uccisi e oltre 60 arrestati dall' esercito tra sabato e domenica, nei pressi di Falluja. Le forze di sicurezza avranno inoltre da ora in poi anche il compito di tenere sotto controllo le 50.000 guardie private irachene e straniere che operano nel Paese, secondo quanto ha annunciato il viceministro dell'Interno Adnan Hadi al Assadi. «Vi sono 60 società per la sicurezza straniere, e una quarantina irachene», ha detto al Assadi precisando che da ora esse dovranno fornire un elenco preciso delle loro guardie, con le loro identità, tipo e numero di armi che la compagnia possiede. «Tutte le informazioni - ha garantito il ministro - saranno top secret, e conservate dal ministero dell'interno». Ma parlando ai giornalisti a Baghdad sulla situazione della sicurezza, il vice primo ministro Barham Saleh ha detto che il governo «si prepara al peggio».
Il ministero dell'interno ha anche reso noto che oggi sono iniziate le operazioni per registrare i cittadini iracheni che in 14 Paesi diversi - dalla Siria agli Stati Uniti, fino all'Australia - intendono andare a votare per il nuovo Iraq.

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