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Fitto e la Cdl a caccia dei voti dei «delusi» del centrosinistra

Raffaele Fitto ROMA - La vittoria di Nichi Vendola alle primarie del centrosinistra in Puglia rappresenta certamente una novità politica imprevista: e lo dimostra il fatto che il dibattito politico è stato praticamente monopolizzato, a sinistra come a destra, dal successo del candidato neocomunista.
Bertinotti, solitamente sobrio nei suoi commenti, lo definisce «un evento politico enorme». E si capisce perché: Ds e Margherita avevano puntato sulle primarie per affermare il proprio candidato, il diellino Boccia, senza sconfessare Rifondazione che rivendicava per uno dei suoi uomini una candidatura di peso. Invece la base ulivista ha bocciato l'operazione calata dall'alto; non solo: la forte affluenza a un voto che è pur sempre un esperimento (si sono presentati oltre 80mila simpatizzanti) ha sorpreso un po' tutti, a cominciare dagli uomini d'apparato. Non ha torto dunque Bertinotti quando sottolinea che in tutto ciò si percepisce un'emozione nuova, una sorta di onda lunga che promette di giungere fino a Roma.
Il centrodestra ha puntato i propri commenti soprattutto sulla militanza neocomunista di Vendola, quasi una risposta indiretta al pericolo evocato ieri dal premier; Follini ha osservato come gli spazi dell'area moderata nella Gad si restringano ogni giorno di più. Eppure c'è dell'altro nel successo del candidato del Prc, una sorta di trasversalità che nel centrodestra si esprime per esempio nel fenomeno delle liste del presidente: non a caso Fitto ha detto che a questo punto la sua lista civica è più necessaria che mai perché può raccogliere i voti di tanti delusi del centrosinistra.
Questo sembra il vero problema politico di Prodi: come dice compatto il Correntone Ds (Folena, Mussi) a sinistra c'è una componente che si sente ingabbiata nell'unità forzosa e di laboratorio con la Margherita, che non accetta la parola d'ordine rutelliana di una Fed «motore» della Grande alleanza democratica, che spera di rovesciare dal basso gli accordi di vertice. E in Puglia c'è riuscita.
In questo senso si può parlare di una sconfitta di Fassino e D'Alema, che accettano naturalmente il verdetto dell'urna, ma chiedono a Vendola di essere il candidato di tutti perché già Mastella (con il quale si è appena ricucito) minaccia insofferenza se il programma sarà troppo spostato a sinistra.
C'è anche un problema più ampio: le primarie nazionali. Castagnetti pensa che non esista un pericolo per Prodi perché la sua leadership non è in discussione. Ma le primarie possono permettersi di essere una semplice passerella d'investitura del Professore, soprattutto dopo il terremoto pugliese? Bertinotti aveva già fatto sapere di volersi candidare per verificare il peso dell'area radicale e adesso potrebbe raccogliere un consenso vasto, oscurando la Quercia e tutta la sinistra riformista e candidandosi di fatto ad essere il vero numero due dell'alleanza. Insomma, come dice il leader di Rifondazione, sono saltati molti schemi politici ed è stato cancellato il tabù secondo il quale un uomo della sinistra radicale non può guidare l'intera coalizione.
Forza Italia ne approfitta per invitare la Margherita a fare una riflessione sulla presenza dei centristi nella Gad: Bondi dice che la pace tra Prodi e Rutelli è di facciata e invita il leader dei Dl a lasciare il centrosinistra. Una provocazione, si capisce, tanto più che oggi Mastella ha formalizzato il suo rientro in grande stile nel centrosinistra dopo un colloquio con Prodi. Ma gli azzurri pongono comunque un problema reale: la natura del moderatismo politico dei prossimi anni. Non a caso anche le critiche feroci di Berlusconi alla sinistra incontrano nella base della Cdl molte critiche e perplessità: non sono i nostri fantasmi né le nostre parole, riassume per tutti Follini.
In realtà secondo Bondi il premier ha voluto richiamare l'attenzione sul rischio che in Italia l'anima comunista della sinistra possa prevalere su quella riformista senza aver fatto ancora i conti con la propria storia: e per questo ha usato parole forti ma chiare. Come che sia, non è un atteggiamento compreso da gran parte della base azzurra (vedi le e-mail giunte sul sito di Forza Italia). E comunque Berlusconi sa che a questo punto non si può sottovalutare la questione posta dalle liste dei governatori e dal traino delle loro personalità che attirano uomini del centrosinistra: così il problema è finito sul tavolo del vertice con Bossi. La Lega sembra disponibile a un compromesso perché una rottura equivarrebbe al naufragio della Cdl. Al momento il negoziato sarebbe centrato su una presenza qualificata di uomini del Carroccio nel listino di Formigoni.
Pierfrancesco Frerè

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