Domenica 16 Dicembre 2018 | 00:12

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Anno giudiziario - A Torino, Caselli: basta mortificazioni

TORINO - Basta con le mortificazioni dei magistrati e avanti, invece, con una riforma che tocchi i veri problemi della giustizia, per restituire ai cittadini la fiducia nell' istituzione. E' l' appello che il pg Gian Carlo Caselli lancia da Torino all' inaugurazione dell' anno giudiziario.
Una cerimonia sobria, quella subalpina, senza rappresentanti del governo e senza attacchi plateali al portavoce del ministro (un ispettore generale), che ha letto un sunto della relazione del Guardasigilli venendo apostrofato una sola volta da una voce proveniente dal pubblico. Caselli, dunque, è stato l' unico grande protagonista - anche se il record degli applausi a scena aperta è andato al presidente piemontese dell' Anm, Gianfranco Burdino - e ha condito il suo intervento con una raffica di battute ad effetto. Il progetto di modifica dell' ordinamento giudiziario? «Una grande occasione sprecata» che trasforma la carriera dei magistrati in un «concorsificio». I finanziamenti erogati dal Ministero? Non bastano più, mentre «non risulta che chi delinque si ponga problemi di bilancio». E dove andremo a finire? Nascerà una nuova formula processuale: «assolto per mancanza di fondi».
Il denaro è la croce della giustizia piemontese. Non ci sono soldi per i codici nuovi, per le toghe ai magistrati onorari, per l' appalto del servizio di registrazione delle udienze del tribunale di Torino (una delle aziende ha cessato del tutto questo ramo di attività licenziando pure i dipendenti), persino per stampare e distribuire la relazione preparata dal pg per l' anno giudiziario. E poi, gli organici: ad Alessandria manca il 48% del personale amministrativo previsto, a Tortona e Verbania il 45%, mentre la sede dei giudici di pace di Perosa Argentina e Santo Stefano il vuoto tocca il 100%. Questioni sollevate anche dai sindacati Rdb-Cub del settore giustizia, ritrovatisi all' ingresso del Palazzo di Giustizia per una manifestazione che - per motivi diversi - ha unito Girotondi e comitati spontanei di quartiere.
Caselli non ha risparmiato le critiche a una riforma del pianeta-giustizia che genera inquietudine. «Le intollerabili lungaggini dei processi - spiega - non si ridurranno neanche di un piccolissimo giorno». Anzi, poichè i giudici «dovranno distogliere del tempo per affrontare un esame dopo l' altro, la loro durata è destinata a crescere». «E' diffusa la preoccupazione che possa trattarsi non di una riforma della giustizia, ma di una riforma dei giudici» che ha in seno le premesse per la separazione delle carriere, che «disegna un' organizzazione iper-gerarchica delle procure», che «spalanca di fatto le porte a eventuali forme di controllo politico del governo» quale che sia il colore. Per questo Caselli si richiama alle parole del presidente Carlo Azeglio Ciampi, auspicando che «alla versione ultima della riforma si approdi mediante scelte largamente condivise». Cambiare si può, ma solo «abbandonando la strada della mortificazione dell' efficienza e dell' indipendenza della magistratura». Seguendo questa strada, i cittadini - per ora «disorientati» da polemiche, dibattiti a senso unico e «teatrini costruiti ad arte nei salotti televisivi» - potranno finalmente credere nella giustizia. Dice Caselli, infatti, che «la sfiducia dei cittadini preoccupa e inquieta più che gli insulti di alcuni vertici istituzionali». Perchè «una società che perde la fiducia nella giustizia e nei suoi magistrati è una società a rischio, esposta al pericolo di derive patologiche, illiberali e disgreganti».

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