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Il ministro Castelli: «È tempo di bilanci»

PALERMO - «In tutta la storia della Repubblica pochissimi altri Guardasigilli hanno avuto l'onore e l'onere di inaugurare per la quarta volta consecutiva l'anno giudiziario ed è doveroso dire che è tempo non più di affermazioni e di previsioni, ma anche e soprattutto di bilanci». L'ha detto il ministro della Giustizia Roberto Castelli, nel suo discorso per l'inaugurazione dell'anno giudiziario a Palermo.
La giurisprudenza è scienza del giusto e dell'ingiusto, ha affermato il Guardasigilli, iniziando con una citazione latina di Ulpiano il suo intervento: «Iurisprudentia est divinarum atque humanarum rerum notitia; iusti atque iniusti scientia». «Un'affermazione forse troppo entusiastica - aggiunge - ma istruttiva sull'importanza dell'esercizio della giurisdizione».
Il ministro spiega che «la Banca d'Italia, nel 2001, indicando cinque riforme per il sistema paese, ne ha compreso ben tre facenti parte del sistema giustizia». Per Castelli sono due le questioni fondamentali della giustizia all'attenzione del governo: «il rapporto tra potere legislativo e ordine giudiziario e l'eccessiva durata dei processi».
«Abbreviare il tempo dei processi - aggiunge Castelli - e, conseguentemente diminuire il debito pubblico giudiziario, è stato ed è obiettivo sempre perseguito dal governo». «Ricordo - ha poi spiegato Castelli - che abbiamo sempre detto che non esiste la riforma della giustizia, bensì una serie di azioni, concertate e programmate a vasto raggio, per arrivare ad una giustizia più rapida e, quindi, ai sensi dell'articolo 11 della costituzione, più giusta».

«La riforma non solo è necessaria ma doverosa, in quanto prevista dal capo VII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione. Essa è richiamata in ben tre articoli della Costituzione: 105, 106 e 108». Lo ha detto il ministro sottolineando che «nessun governo, nessun Parlamento della Repubblica è mai riuscito a vararla». «E' motivo di orgoglio e soddisfazione da parte mia - ha aggiunto il Guardasigilli - aver contribuito affinchè le Camere abbiano approvato un testo in doppia lettura».
«Stante la complessità e anche l'opinabilità della materia - ha proseguito Castelli - prendiamo atto che il Presidente della Repubblica ha sollevato rilievi ex art. 74 della Costituzione. Il Governo e il Parlamento sono già al lavoro secondo quanto prevede la Costituzione».
Su questo tema, ha osservato il ministro, «si è detto tutto e il contrario di tutto». «Si è scioperato contro la riforma - ha ricordato - perchè definita da taluni un attentato alla Costituzione e all'autonomia e all'indipendenza della magistratura, e si è scioperato perchè ritenuta da altri debole e poco incisiva».
Nel respingere «previsioni apocalittiche» e «scenari disegnati da profeti di sventura così fallibili», Castelli assicura: «in ogni caso il tempo scoprirà la verità».

Castelli, nel corso della sua relazione, ha fatto anche un riferimento all'aggressione al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. «Ci saremmo attesi un coro unanime di condanna - ha detto il Guardasigilli - invece neppure in questo caso sono mancate espressioni di giustificazione e scherno, col rischio che dal gesto inconsulto di un individuo possa scatenarsi una gara di emulazione dagli esiti imprevedibili». «Quel che è più grave - ha aggiunto Castelli - è che ciò è avvenuto anche da parte di personaggi mandati a ricoprire posizioni eminenti, prestigiose e rappresentative e per questo, si suppone, tenuti a comportamenti di massima responsabilità».

«Occorre perseguire il metodo del dialogo tra maggioranza, opposizione operatori e società civile. In questo senso si è espresso in numerose occasioni il presidente della Repubblica». «Purtroppo - ha aggiunto Castelli - un confronto davvero costruttivo è stato impedito dal clima aspro e conflittuale, per altro sicuramente non voluto da questo ministro, che ha caratterizzato fino ad ora questa legislatura. Significativo a questo proposito - ha aggiunto - mi pare il recente gesto di violenza di cui è stato vittima il presidente del Consiglio, per il quale ci saremmo attesi un coro unanime di condanna».
«Gli iniziali tentativi di dialogo sulla riforma dell'Ordinamento giudiziario - ha proseguito Castelli - sono stati spazzati via da chi ha preferito la prova di forza contro l'opera riformatrice del Governo e del Parlamento. E' prevalsa in alcuni l'idea che dialogo significasse diritto di veto oppure tentativo di discutere sine die in attesa della fine della legislatura».
«Certamente - ha aggiunto il ministro - in un sistema bipolare non ci può essere posto per il consociativismo. Da parte mia riaffermo il diritto, ma soprattutto il dovere, di portare avanti il programma di riforme. E' anche la prima volta che un singolo ministro della Giustizia ha subito ben tre scioperi della magistratura. Detto ciò continuo a sostenere e a praticare il principio del confronto».

La spesa prevista nel 2004 per le intercettazioni si stima in 300 milioni di euro: «Un aumento esplosivo e non sopportabile». Lo ha sottolineato il Guardasigilli Roberto Castelli, nella sua relazione per l'apertura dell'anno giudiziario, affrontando il «nodo» delle spese di giustizia. Facendo riferimento alla «voce» relativa alle intercettazioni, Castelli ha illustrato i dati di questa crescita: «32 mila utenze intercettate nel 2001 per 165 milioni di euro, 45 mila per 230 milioni di euro nel 2002 e oltre 77 mila per 255 milioni di euro nel 2003». «Gli ultimi dati - ha concluso - ci dicono che nel 2004 la spesa si stima prossima ai 300 milioni di euro».

Castelli ha elencato alcune misure, a partire da quelle contro il terrorismo internazionale, varate nel 2001, cui è seguito nell'anno successivo il provvedimento che hanno reso stabile il regime del 41 bis per i boss mafiosi. Nel 2003, ha poi ricordato Castelli, durante il semestre di presidenza italiana, «il Governo ha rafforzato le forme e i modi di collaborazione con gli organismi comunitari; mentre è in discussione, in seconda lettura al Senato, l'atto parlamentare che prevede importanti misure contro i recidivi». «E' un dato ormai provato - ha spiegato il Guardasigilli - che nelle società più avanzate, sia una ristretta fascia di individui a compiere la stragrande maggioranza dei reati. Ponendoli in stato di detenzione, li si mette in condizione di non nuocere. Auspico, pertanto, una rapida approvazione da parte del parlamento del Ddl». Le nuove norme sulla prescrizione contenute nel Ddl, ha ricordato Castelli, «non riguardano, tra l'altro, i reati ex articolo 51 comma 3 bis codice di procedura penale. Rilevo - ha continuato - che oggi si prescrivono oltre 200 mila reati all'anno, numero destinato, a legislazione vigente, ad aumentare».

Parlando della Convenzione europea, firmata lo scorso 29 ottobre a Roma, Castelli ha rilevato che «essa non è ancora in vigore e per contro, in Europa, si continua a legiferare in materia di giustizia senza aver alcun riferimento costituzionale, mirando a costituire, nei fatti, un corpus di norme di natura fortemente centralistica, e non tenendo conto sufficientemente delle costituzioni nazionali. Il modo in cui si legifera a Bruxelles, crea, non solo all'Italia, notevoli problemi di carattere costituzionale. Il Parlamento italiano non riesce, ad esempio, ad approvare la legge di trasposizione della decisione quadro relativa al mandato d'arresto europeo».

Secondo il dato fornito da Castelli, l'amministrazione penitenziaria assorbe il 35,09% dell'intero bilancio della Giustizia. Alla data del 31 dicembre 2004 nelle carceri erano presenti 56.068 detenuti: 53.472 uomini e 2.596 donne (di cui 69 sono detenute con prole al seguito). Per quanto riguarda l'edilizia penitenziaria, nel 2004 sono stati aperti e resi operativi Sant'Angelo dei Lombardi, Laureana di Borrello, Lecco, Lamezia Terme e Spinazzola. E' in via di ultimazione la nuova Casa circondariale di Reggio Calabria, mentre nel corso del 2005 è prevista l'entrata in funzione dei nuovi istituti di Perugia e di Ancona. Sono, inoltre, in programmazione 25 nuovi istituti. Castelli ha poi dedicato una parte del suo intervento alla giustizia minorile, con reati in crescita nel corso del 2004, soprattutto da parte di stranieri: «emergono - ha detto il ministro - fenomeni quali la tendenza da parte di giovani nomadi all'uso e allo spaccio di droga». Ogni giorno, secondo i dati del ministero, i servizi della giustizia minorile si occupano di 10 mila ragazzi.

«La magistratura onoraria - ha detto castelli - svolge ormai un compito insostituibile nell'esercizio della giurisdizione. I giudici di pace gestiscono oltre un milione di processi civili e decine di migliaia di processi penali».

Per Castelli, «l'avvocatura deve essere considerata a tutti gli effetti parte del processo, esattamente al pari del Pm e del Giudice. Non ritengo meramente formale - ha detto il Guardasigilli - la novità per cui anche i rappresentanti dell'avvocatura avranno diritto di parola al pari degli altri rappresentanti istituzionali nella cerimonia di apertura dell'Anno Giudiziario».

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