Domenica 16 Dicembre 2018 | 09:59

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Le «focare» di Novoli

A Novoli in provincia di Lecce, la devozione per Sant'Antonio Abate che risale al 1664 è tutta un fuoco. Non solo nel senso figurato, bensì proprio nell'accezione completa della parola: l'"intorciata", la "focàra" e gli spettacoli pirotecnici sono indispensabili per rendere omaggio all'amato patrono. E per di più è la tradizione ad esigere che il fuoco sia sempre presente nei festeggiamenti per Sant'Antonio Abate perché è purificatore ed è di buon auspicio per i raccolti dopo i rigori dell'inverno.
Né manca a Novoli la suggestiva tradizione della benedizione degli animali domestici che, sono con i raccolti, i protetti per eccellenza da Sant' Antonio, il quale è raffigurato nelle statue e nelle immagini sacre avendo ai piedi un maialino o, come lo chiamano a Novoli "Lu Ntunieddru", cioè Antonietto, un nomignolo lezioso che, però nasconde un personaggio spaventoso e assai minaccioso per l'umanità: Satana in persona che secondo la tradizione popolare fu trasformato in maialino venendo condannato a seguire Sant'Antonio nelle sue peregrinazioni per proteggere animali, stalle, prodotti della terra. Il patrono che è assai venerato anche in tante altre città e paesi d'Italia, è anche taunaturgo della peste, dei contagi in genere ed in particolare di quanti sono colpiti da herpes zoster, dolorosa malattia della pelle, più nota come "fuoco di Sant'Antonio".
E allora ecco dal 17 al 18 gennaio tre giorni di fuoco con l'intorciata, lunga quanto suggestiva processione al seguito della statua del santo, durante la quale devoti o gli adepti delle confraternite, provenienti da tutti i paesi viciniori, ma anche da altre province, portano enormi ceri. L'aspetto più suggestivo dei festeggiamenti resta la focàra: un enorme torre di fascine di tralci di vite per raccogliere le quali si è comiciato a lavorare nei mesi scorsi: non meno di 50 persone sono coinvolte per preparare la focàra che quest'anno è alta 25 metri ed è composta da almeno 100 mila fascine. Per predisporla bisogna conoscere particolari tecniche ormai in possesso solo di alcuni anziani detti "Pignunai" da "pignu" o pino, cioè la forma conica che i contadini davano al grano raccolto in covoni. Anche se più in grande la focàra, ancor oggi viene realizzata come s'usava per i covoni.
La focàra accesa ieri sera brucerà sino al 18 sera quando con maestosi fuochi pirotecnici, si concluderanno i festeggiamenti. L' origine della focàra risale al XV secolo al tempo della presenza veneziana a Novoli quando per la festa di Sant'Antonio s'accendevano tanti piccoli falò in varie parti del paese, finché proprio i veneziani suggerirono di farne una sola e immensa a maggiore devozione verso Sant'Antonio Abate. Ancor oggi si usa raccogliere la cenere della focàra, oppure tizzoni, e conservarli come preziose reliquie.
E esorcizzarla, oltre che per farsi sentire dal patrono, nel suo rifugio celeste, il comitato delle feste patronali, presidente Costantino Antonucci, coadiuvato da Oronzo Mele, grandiosa, quanto fragorosa gara di fuochi artificiali di maestri provenienti dalla Campania, dalla Basilicata e da altri centri pugliesi. Né mancano le luminarie di premiate ditte regionali di luminarie e palloni aerostatici. Altri ornamenti a sottolineare gli aspetti più agresti della festa rami di arancio e spighe di grano. E poi una grande tavolata con prodotti tipici locali, vino, friselle, ortaggi, gnocchi con il baccalà, "pupidddri in scapece ", piccoli polpi o alici conditi con aceto, pan grattato e zafferano, secondo un'antica ricetta araba, e pettole con baccalà, tonno o acciughe e" lu pane te santa Ntoni": questo il 17, giorno di penitenza. Ma il 18 via libera a formaggi, latticini e carne, carne in brodo e alla brace di " Ntunieddru", il maiale. O meglio il maiale, cioè "lu tiaulu", il diavolo. Anche lui, sotto certi aspetti è... buono.
Vittorio Stagnani

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