Venerdì 14 Dicembre 2018 | 02:13

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Il Parlamento potrà apportare modifiche

ROMA - Con la sentenza della Consulta, che ha dichiarato ammissibili quattro dei cinque referendum sulla legge sulla procreazione medicalmente assistita, si apre oggi la campagna referendaria. Il fatto, però, che la Corte Costituzionale abbia detto «no» al quesito che chiedeva di cancellare totalmente la legge lascia comunque aperta la porta alla possibilità che il Parlamento modifichi la norma, ormai in vigore, in modo da evitare, in parte o del tutto, la consultazione popolare. Da qui al 15 aprile, quindi, se i Radicali e i partiti che si sono spesi per la raccolta delle firme, dai Ds al Prc, dal Pri al Nuovo Psi, saranno impegnati nelle campagne dei comitati per il «sì», molti esponenti politici saranno, dall'altro lato, chiamati a lavorare per un accordo che porti a una riscrittura della legge in Parlamento.
Il punto di partenza in questo senso saranno le 7 proposte di modifica della legge sulla fecondazione artificiale sottoscritte da parlamentari di quasi tutti i partiti.
Nel centrosinistra una grossa fetta della Margherita, che oggi si è fatta sentire con Castagnetti, Fioroni e Rosi Bindi, è decisamente schierata per una soluzione legislativa. E Romano Prodi ha da tempo affidato a Giuliano Amato il compito di elaborare una proposta in questo senso. Lo stesso Amato sottolinea che il suo è un «testo su cui tutti potranno lavorare» ed è convinto che la maggioranza potrebbe risolversi a «trattare» con l'avvicinarsi del referendum. Accanto ai Dl, tra l'altro, si schierano l'Udeur e la componente cristiano-sociale della Quercia. L'idea è quella di un accordo che possa andare incontro alle richieste dei promotori dei comitati referendari. «Sta di fronte a noi - spiega il segretario dei Ds Piero Fassino - una doppia possibilità: o il Parlamento riesce a dare su questi temi una legge nuova che sia capace di rispondere adeguatamente al problema così delicato della procreazione assistita, oppure, se nel Parlamento non ci sono le condizioni per modificare profondamente e significativamente la legge vigente, è giusto che siano i cittadini, con la loro opinione e con il loro voto, a decidere». La soluzione «scavalca-referendum»
, però, non piace alla sinistra radicale che si è mobilitata per la raccolta della firme e oggi, dai Verdi al Pdci al Correntone, si fa sapere di essere pronti a dare il via ai comitati per il sì.
Se la prospettiva del referendum crea imbarazzo in casa della Gad, lo stesso si può dire anche per la Cdl. I Repubblicani e il Nuovo Psi fanno parte dei comitati promotori del referendum, ma non solo: il rischio più grosso è quello che si spezzi il sottile filo di dialogo instaurato con i Radicali di Marco Pannella. Non a caso i commenti della Cdl dopo la sentenza della Consulta sono sulla linea del 'low-profilè con il ministro azzurro Stefania Prestigiacomo che arriva addirittura a lodare la battaglia radicale. I più duri sono i centristi dell'Udc, del tutto contrari a un accordo politico con il partito di Pannella. «Da Rifondazione comunista e dai Radicali - dice senza mezzi termini il capogruppo del partito di Follini alla Camera Luca Volontè - emerge un 'livore antidemocratico contro la Consulta».
I Radicali, al momento, fanno spallucce. «E' un problema loro...», dice il segretario Daniele Capezzone interpellato sulla possibilità che la sentenza di oggi incrini i rapporti con la Cdl.
C'è qualcuno, però, che sostiene che la decisione della Corte Costituzionale influirà negativamente sui rapporti tra Pannella e la maggioranza. Anche in base a questo, il centrosinistra dovrebbe prendere seriamente in considerazione il dialogo con i Radicali. E la Quercia ci starebbe già pensando.

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