Venerdì 14 Dicembre 2018 | 03:33

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Allo Sri Lanka i 42 mln di euro donati dagli italiani

ROMA - Le scuole per i bambini, perchè restituendo qualche certezza significa dare loro una speranza per il futuro. Gli ospedali, per una comunità intera che ogni giorno fa i conti con la povertà e la miseria delle strutture pubbliche, e le barche per i pescatori, in modo da rilanciare un settore che è fondamentale per l'economia dell'isola.
I 42 milioni di euro donati dagli italiani alle popolazioni del sud est asiatico colpite dal maremoto, andranno allo Sri Lanka. La decisione è scaturita al termine della prima riunione tra il Dipartimento della Protezione Civile, a cui è stata affidata la gestione dei fondi, e il comitato dei cinque garanti che dovranno supervisionare proprio la correttezza dell'utilizzo che di quei soldi verrà fatto: il senatore a vita Giulio Andreotti, l'ex presidente del consiglio Giuliano Amato, l'ex ragioniere dello Stato Andrea Monorchio, Emma Bonino e Giorgio Napolitano. E si tratta di una scelta quasi scontata, considerando che proprio in quel paese l'intervento dell'Italia è stato massiccio fin dalle ore successive al cataclisma e ha già prodotto risultati concreti, con la realizzazione di due ospedali da campo che da oltre una settimana operano a pieno regime. E' lo stesso capo del Dipartimento Guido Bertolaso a confermarlo al termine dell'incontro con i garanti. «Lo Sri Lanka è la realtà dove siamo meglio consolidati e dove conosciamo il territorio - dice - è abbastanza logico concentrare il nostro intervento lì».
Dunque i 42 milioni raccolti dai gestori di telefonia mobile (Tim, Vodafone, Wind e 3) e fissa (Telecom e Fastweb) e da Rai, Mediaset e Corriere della Sera, verranno utilizzati nei prossimi mesi per aiutare il paese a risollevarsi. Non l'intero Sri Lanka - perchè, dice la portavoce dei garanti Emma Bonino, «tutto non si poteva fare» - ma le zone dove si è già concentrato l'intervento degli uomini della Protezione Civile: nel distretto di Matara, a sud dell'isola, e in quello di Trincomalee, nel nord. «I soldi sono a disposizione da subito e serviranno esclusivamente per le spese vive e l'intervento - prosegue Bonino - L'obiettivo e l'ambizione è che a partire dall'emergenza si riescano a realizzare una serie di interventi che garantiscano il moltiplicarsi dello sviluppo economico».
L'intervento sarà quindi concentrato in settori specifici, per evitare sprechi e ottenere il massimo del risultato. E dunque: la sanità, innanzitutto. L'Italia ha già operativi due ospedali da campo, ad Hunawatuna nel sud e a Kinniya nel nord est ed in più è già stata raggiunta l'intesa per la ristrutturazione - che in alcuni casi significa rifacimento - degli ospedali di Matara e Kinniya. E sempre sul fronte sanitario un altro intervento importante sarà il tentativo di portare l'acqua potabile a più persone possibile, con l'installazione di potabilizzatori e il ripristino della rete idrica. L'altro settore d'intervento sarà la scuola, sia per quanto riguarda la ristrutturazione di edifici sia per la fornitura di materiale didattico. Non ci sono ancora accordi, ma proprio in questi giorni gli uomini della Protezione Civile che si trovano in Sri Lanka stanno valutando con le autorità locali dove intervenire. Il terzo settore è quello della pesca, completamente devastato dal maremoto. L'Italia ricomprerà le barche - sarebbero alcune migliaia - ai pescatori dei due distretti e rimetterà in moto la cosiddetta 'catena del freddò (in pratica comprerà macchine per la produzione del ghiaccio e frigoriferi) per rilanciare un'attività che è l'unica fonte di sostentamento per migliaia di persone.
I cinque garanti si riuniranno giovedì prossimo, quando la Protezione Civile presenterà, sulla base dei settori già indicati, un programma più dettagliato di come e dove intervenire. «Siamo sicuri che realizzeremo i nostri interventi e che manterremo le promesse - dice Bertolaso - e non ci sarà nessuna forma di sovrapposizione nè rischi di conflitto. Lavoreremo piuttosto tutti assieme in piena sintonia e sinergia, per dare l'esempio di come funziona il sistema Italia e di come funzionerà in futuro». E, soprattutto, per dare risposte concrete ai 25 milioni di italiani che hanno creduto nelle istituzioni, dando loro soldi e fiducia.(ANSA).

GUI

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