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Soltanto il 2% di pub e ristoranti sono attrezzati per i fumatori

ROMA - La maggior parte di ristoranti, pub, bar e discoteche non sarà più avvolta da nubi di fumo a partire dalla Mezzanotte di oggi. Ma forse molti locali saranno disertati da chi non vorrà rinunciare alle "bionde" per il divieto imposto dalla nuova legge. E' lo scenario che si profila dai primi sondaggi effettuati sul campo dalle associazioni degli esercenti a poche ore dall'entrata in vigore del divieto di fumo nei locali pubblici chiusi.
Da nord a sud infatti, i ristoratori hanno aderito con percentuali irrisorie, tra l'1 e il 2%, alle nuove direttive predisponendo sale per fumatori con adeguati impianti di areazione. E i motivi sono i più vari, dalle difficoltà economiche a quelle di spazio e, non ultimo, alla mancanza di tempo.
Ad oggi quindi saranno al massimo 5000 i locali in cui la convivenza tra fumatori e non fumatori sarà resa possibile. Di conseguenza sarà vita dura per i fumatori, a meno che gli inviti a non fumare, i cartelli di divieto, la mancanza di posaceneri non sortiscano l'effetto desiderato contro gli irriducibili. Come si comporteranno? Attenderanno pazientemente la fine del pasto per uscire dal locale oppure accenderanno la sigaretta sfidando chi non vorrà respirare il loro fumo, esercenti compresi?
Da qualche giorno comunque il tam tam mediatico ha schierato su un fronte compatto i ristoratori aderenti a varie federazioni di categoria che se da una parte condividono l'assunto legislativo, dall'altra non vogliono perdere clienti e non ci stanno a fare gli «sceriffi», tantomeno a denunciare i trasgressori.
In questo quadro «sarà più facile fumare al sud - ipotizza Edi Sommariva, direttore generale della Fipe-Confcommercio - in quanto il clima consente di consumare aperitivi e pasti all'aria aperta. Ma anche al nord e al centro questo sarà possibile con la diffusione dei "funghi" radiatori per riscaldare gli avventori all'aperto». Un escamotage non troppo costoso per chi può sfruttare spazi all'aperto.
«I nostri associati comunque, non denunceranno proprio nessuno - ribadisce Sommariva- e siamo pronti con i ricorsi al Tar contro la circolare ministeriale che impone agli esercenti l'obbligo di segnalare i comportamenti dei trasgressori al divieto di fumare, pena una multa salatissima, dai 220 ai 2.000 euro e sospensione o revoca della licenza nei casi più estremi».
Dello stesso parere è Tullio Galli, presidente della Fiepet-Confesercenti, che è un deciso oppositore, in rappresentanza dei suoi confederati, dello schieramento antidenunce. «La legge non sosteneva questo obbligo da parte degli esercenti - sostiene Galli - quest'ultimo è previsto da una circolare frutto di un accordo tra Stato e Regioni. Ma noi non ci stiamo. Il nostro impegno sarà di invitare i gestori di bar, discoteche, ristoranti ecc. a far sparire i posaceneri e a mettere i cartelli antifumo».
Galli piuttosto vuole lanciare una proposta al ministro Sirchia dichiarando la disponibilità della Fiepet e di altre associazioni di categoria a diffondere una campagna di informazione per la lotta contro il fumo con brochure, locandine, ospuscoli e quanto altro in tutti i 250mila esercizi pubblici italiani.

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