Venerdì 14 Dicembre 2018 | 20:08

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Il padre affranto: non voglio guerra ma la verità

TORINO - «Io non voglio la guerra e non ho preso ancora alcun avvocato, voglio solo la verità, tanto Enrico non me lo restituirà nessuno, vorrei solo che chi ha sbagliato e ucciso mio figlio paghi». Parla così Giovanni Mellano, il padre di Enrico, morto a due anni mercoledì notte all'ospedale San Lorenzo di Carmagnola (Torino) probabilmente per una flebo con il farmaco sbagliato.
È lucido e sofferente Giovanni Mellano, giovane padre di un altro bimbo di tre mesi che la moglie, Elena, infermiera all'ospedale di Saluzzo, in Medicina, sta amorevolmente allattando nella loro villetta di Racconigi (Cuneo).
Questa mattina Giovanni si è recato all'ospedale di Carmagnola, in compagnia del cognato, per vedere il figlio, anche perché ieri il corpo del piccolo, nell'obitorio dell'ospedale, non è stato visitabile da parenti e amici. Per oggi pomeriggio è prevista l'autopsia, poi si parlerà di funerali. «Non riesco neppure a pensare ai funerali adesso - dice il padre - è come se avessi nel più profondo di me il bisogno di capire cosa è successo, poi si vedrà, comunque Enrico lo porteremo a Racconigi, al nostro paese». Giovanni Mellano ha anche chiesto di parlare con il primario di Pediatria dell'ospedale, Umberto De Vonderweid, che aveva in cura suo figlio.
«Finalmente oggi mi ha detto qualcosa - ha aggiunto - perché fino a ieri i medici e gli infermieri continuavano a dirci che non si sapeva niente e noi oggi abbiamo cercato di avere informazioni dai giornali. Mi ha detto che vicino al lettino dove era sdraiato Enrico è stata trovata una fialetta aperta di cloruro di potassio. Io ero lì quando gliel'hanno somministrata in flebo. Subito dopo il bambino ha cominciato a stare malissimo, mentre cinque minuti prima correva nel corridoio dell'ospedale e non riuscivo a fermarlo. Lo avrebbero dimesso, secondo le previsioni, oggi o addirittura ieri». Quindi nella vena del piccolo sarebbe stato iniettato il cloruro di potassio anziché una normale soluzione fisiologica, come era prescritto.
Mellano non nasconde la delusione e lo sconcerto sul trattamento ricevuto in ospedale. «All'inizio non me ne ero accorto - ha detto - d'altronde io faccio il fabbro e non il medico, ma nel momento dell'emergenza mi è sembrato mancassero tutti gli strumenti necessari per superare la situazione, un monitor vicino al bambino, un carrello d'urgenza, le piastre. Enrico se n'è andato in pochi minuti, chissà se si poteva salvare».
Intanto oggi in Procura ad Alba si sono presentati il direttore sanitario dell'ospedale San Lorenzo, Piero Canavoso e l'infermiera che molto probabilmente ha iniettato la fialetta sbagliata, scambiata con un'altra, molto simile per confezione ed etichetta. Si chiama Graziella Testa, 22 anni di carriera alle spalle senza mai un problema. Sentita ieri dai parenti della piccola vittima e dai giornalisti, la donna era apparsa sinceramente sconvolta e turbata. «Amo i bimbi che entrano in questo ospedale come fossero i miei - ha detto tra le lacrime - ed il massimo piacere lo provo quando vedo i bambini che arrivano malati e mogi, guarire, riprendere a sorridere e a giocare. Se ho sbagliato non capisco come posso aver fatto».

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