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Scontro tra treni: un'apocalisse

morti disastro ferroviario CREVALCORE (BOLOGNA) - «Io sono stato tra i primi ad arrivare stamattina e quando sono stato vicino a questa carrozza ho visto un massacro». E' un racconto drammatico, stringente, ancora emozionato quello che Bruno Manfredini, 40 anni, un artigiano che abita a poche centinaia di metri dalla stazione di Crevalcore, fa del disastro ferroviario di oggi nel bolognese.
«Mi trovavo in macchina, a circa un chilometro in linea d'aria dalla ferrovia - racconta Manfredini - e mi ero fermato perché sulla strada c'era un incidente causato dalla nebbia. Ad un certo punto ho sentito un gran fragore, come quello provocato da dei pezzi di ferro che cadono lungo una scarpata, e ho istintivamente guardato verso il cantiere di lavori sulla ferrovia». Manfredini si è allora diretto in auto verso la stazioncina di Bolognina di Crevalcore: «Ci sono arrivato dopo due o tre minuti - racconta - e forse sono stato il primo dei soccorritori. Qualche istante dopo sono giunti i primi vigili del fuoco con le scale». Così Manfredini passa a raccontare, come stesse ancora vedendone il filmato, le scene dell'apocalisse: «c'era gente morta dappertutto, proprio qui nel fosso - indica l'uomo con la mano - ho visto il corpo di un ragazzo tagliato a metà. Poi, poco avanti a me, rannicchiata in mezzo ai cadaveri, ho notato una ragazza, seduta nel fosso; si lamentava di continuo, era senza vestiti, e aveva quasi il cranio in vista. Quella ragazza, se si è salvata, dovrà baciare la Madonna. Non sapevo cosa fare, allora ho staccato dai finestrini del treno alcuni pezzi di tenda e ho cercato di coprirla alla bene meglio». «Ma ovunque - racconta ancora Manfredini - c'erano cadaveri e sangue. Ho visto un signore mezzo incastrato su uno dei finestrini contorti, in alto sulla carrozza squarciata; un altro, con la testa schiacciata contro una lamiera, si lamentava perché non riusciva a respirare». «Sono quei momenti - prosegue il testimone - in cui si vorrebbe fare tanto, ma ci si sente impotenti, inermi di fronte al disastro. I Vigili del Fuoco e i soccorritori del 118 sono stati però bravissimi, e sono arrivati in pochissimo tempo».
Manfredini, un uomo robusto, con due folti baffoni, non riesce a controllare il tremore. Da quando è arrivato sul luogo del disastro non si è più spostato, continuando ad assistere ai soccorsi. «Le prime ambulanze - prosegue - sono arrivate però sulla parte opposta rispetto a dove mi trovavo io, dove credo ci fossero i passeggeri meno gravi. I morti e la devastazione erano quasi tutti da questa parte, sulla sponda sinistra della ferrovia rispetto alla direzione del treno». L'uomo continua a tenere gli occhi fissi sulla scena del disastro: «si, sono stanco - spiega - ma non riesco ad andarmene via. Sono tanto arrabbiato adesso, perché penso che nel 2000, quando ormai si pensa ad andare su Marte, non possano succedere cose come questa».

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