Lunedì 17 Dicembre 2018 | 01:12

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Attacco alle Serre

È sempre emozionante contemplare il paesaggio naturale, persino là dove è configurato da semplici rocce che sfiorano o sporgono appena dal piano del prato. Spesso è stata proprio questa sua natura «selvaggia» a difenderlo dall'orda del progresso che lo circonda, conservando così quel suo fascino, dovuto non soltanto al suo stato naturale, ma al fatto che sia rimasto, a volte, l'unico esempio di natura incontaminata della contrada.

Nel territorio di Ugento, e precisamente alle spalle di Masseria Tonda, si può ammirare un paesaggio del genere sulla serra, che segna elegantemente la linea di orizzonte, su cui scorrono ininterrottamente i cieli. Se poi capita di trovarsi sulla sua cima, si può godere di un belvedere di orizzonti, tanto infiniti quanto misteriosi,che ondeggiano sulle maree di ulivi, ritmate ora dalle pietre dei muretti a secco, ora dal rosso della terra appena arata.

E proprio su luoghi come questi che i nobili Re, guerrieri dell'antica Grecia, innalzavano i loro templi, ritenendo che in quei posti amava sostare lo spirito divino.

Dallo scorso dicembre 2004 questo luogo è «abitato» dai rifiuti e precisamente da ciò che popolarmente viene chiamato «santina»: acqua di vegetazione della molitura delle olive.
Ma non è tanto questo liquame che "profana" e contamina la "verginità" della contrada, quanto una strada sterrata che, dopo lo sradicamento di rocce e piante della macchia mediterranea, è stata costruita fino alla sommità della serra, appositamente per trasportare la «santina».

Ci si meraviglia come mai le nostre autorità, soprattutto quelle ugentine e dei comuni limitrofi, che in più occasioni si sono manifestate così sensibili ai beni culturali, abbiano potuto permettere tale degrado.
Siffatto intervento, la costruzione della strada sterrata, oltre a costituire un facile accesso per quanti volessero riversare sul nostro territorio rifiuti pericolosi, come già è accaduto in passato, ha seriamente imbruttito una contrada, unica superstite, che conservava le caratteristiche di bellezza naturale.

Molti si infurierebbero se, andando a prendere la propria macchina dal parcheggio, la trovassero con una linea di vernice spruzzata lungo la carrozzeria ultimo modello. Ciò sarebbe considerato dalla opinione collettiva uno sfregio.
Allo stesso modo dobbiamo considerare uno sfregio quella semplice striscia di tufo che attraversa la nostra serra, con l'aggiunta che quest'ultimo costituisce un danno per un'intera collettività a cui le bellezze naturali appartengono.
Senza considerare che in tal modo si viene meno al modello di Sviluppo Sostenibile, così tanto sbandierato dai politici, molti dei quali, pur disponendo di mezzi e personale di controllo, aspettano la segnalazione del semplice cittadino per conoscere ciò che si trova sotto il loro naso, in aperta campagna, ed evidente come la luce del sole.

A questo punto viene da domandarsi se queste autorità siano veramente coscienti di cosa sia il patrimonio ambientale, cosa significhi valore paesaggistico, bellezza naturale, se abbiano mai vissuto l'emozione per la poesia che si sprigiona da una collinetta, senza parlare del semplice cespuglio, della nuda roccia, di un albero selvaggio, di una pietra informe che la compongono e del bel ramarro che la abita.
A che serve per loro conoscere, come l'Avemaria, le leggi che tutelano tutto questo ben di Dio, se poi i loro occhi non percepiscono altro che la bellezza della propria cravatta? Cosa è stato insegnato loro sui banchi di scuola, se poi, oltre all'inglese e all'informatica, non comprendono quel semplice linguaggio del paesaggio naturale che parla al cuore dell'uomo prima ancora che al suo portafoglio?
A cosa serve disporre di qualificato personale, che controlla il territorio su moderne e lucenti macchine, se poi non si ha la più pallida idea di che cosa bisogna tutelare?
Deve essere sempre il comune cittadino a segnalare i misfatti che pure sono evidenti per tutti?
Se così non fosse, come si spiega che la discarica «controllata» Igieco, attiva nel territorio di Ugento, sia rimasta da voi incontrollata per anni e anni, con seri danni recati sia al territorio sia alla salute dei cittadini?
Da chi veramente deve essere difeso l'ambiente? Su quanti fronti è necessario predisporre la difesa?
E per concludere sul nostro argomento e sul problema che, come al solito i politici non hanno voluto vedere, se non addirittura saputo concepire, salvo nostra segnalazione, vorremmo sapere in quale secolo si provvederà a far riparare lo sfregio che ha subito la nostra serra, e con i soldi di chi?
Siamo sicuri tuttavia che, da sole, senza ulteriori nostre segnalazioni, le autorità preposte all'ambiente saranno capaci di trovare strade, già esistenti, sulle quali far trasportare la «santina», senza rovinare qualche altra collinetta.
E, giacché ci siamo, vi ricordiamo di far controllare che il riversamento di questi liquami avvenga nel pieno rispetto delle norme che Voi, meglio di noi, ben conoscete.
Lettera firmata

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