Giovedì 13 Dicembre 2018 | 10:43

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Unicef: dobbiamo trovar riparo ai bambini orfani al più presto

bambini thailandesi COLOMBO (SRY LANKA) - «Non hanno più casa, non hanno più la scuola e non hanno più le famiglie»: più di uno sfollato su tre a causa dello tsunami è un bambino. Per questo serve subito «un programma di protezione speciale che permetta di far ricongiungere il maggior numero di bimbi con i propri familiari rimasti in vita». La proposta arriva dal rappresentante dell'Unicef nello Sri Lanka, Ted Chaiban.
Chaiban ha affrontato anche il tema dei rischi di sfruttamento o di violenza sui piccoli orfani. Per il momento si tratta solo di un rischio, anche se due casi di violenza, ha detto, sono stati accertati e documentati. Ma se non si riesce nel più breve tempo possibile a rintracciare le migliaia di bambini abbandonati nei campi profughi i rischi possono crescere in maniera vertiginosa.
«In Sri Lanka i bambini sono il 40% delle vittime dello Tsunami dice Chaiban per loro è stato difficile aggrapparsi agli alberi e molti non sapevano nuotare. C'è stato un numero spropositato di bambini morti, e molti altri vivono ora nei campi profughi». Secondo i dati forniti da Chaiban, tra il 37% e il 40% di tutti coloro che sono sfollati sono bambini. Ma non solo: «Gli adulti spiega vivono il trauma in maniera differente. I piccoli sono più vulnerabili e sono rimasti choccati in maniera più profonda. Per quanto sia incomprensibile quanto avvenuto per noi adulti, per un bambino lo è doppiamente». Ed inoltre, «non hanno più casa, non hanno più la scuola e non hanno più le famiglie». Insomma, non hanno più una certezza che li possa aiutare ad uscire dall'incubo.
I rischi dunque sono tantissimi e la velocità di intervento è fondamentale per ridurli. «Sappiamo di due casi documentati nei campi per sfollati di violenze e abusi sui bambini e probabilmente ce ne sono altri racconta il rappresentante dell'Unicef in Sry Lanka - uno di questi ha coinvolto un nonno che ha abusato della nipote. E' probabile, ma non lo sappiamo, che le violenze c'erano già prima, ma noi lo abbiamo scoperto solo ora». E il rischio è anche quello di vedere i piccoli sopravvissuti venduti ad organizzazioni criminali che si occupano di adozioni internazionali illegali. «Il rischio esiste perché sono molti quelli rimasti soli. Qui in Sri Lanka ammette Chaiban non abbiamo segnalazioni particolari, ma non è così dappertutto».

Per evitare che la situazione degeneri c'è una sola soluzione: fare presto. «Il programma di protezione speciale ha un obiettivo primario che è ritrovare tutti i bambini soli e isolarli dal resto degli sfollati. Poi vanno registrarli su un unico database nazionale e successivamente bisogna cercare di rintracciare le famiglie o comunque i familiari che sono scampati al disastro ed affidarli a loro». Al programma lavorano in quattro: oltre all'Unicef, l'Agenzia nazionale per la protezione dei bambini, il dipartimento per la protezione dell'infanzia del ministero degli Affari Sociali e Save the Children. I team di esperti hanno già concluso il lavoro in 2 dei dieci distretti in cui è diviso il paese quello di Galle e Batticaloa, due tra i più colpiti e ne restano otto che, dice Chaiban, saranno completati entro la settimana prossima. I quattro soggetti, inoltre, si occuperanno di formare assistenti sociali e psicologi locali in quanto quelli che ci sono attualmente non sono in grado di far fronte all'emergenza.
Quanto alla possibilità di adottare questi bambini, l'Unicef ritiene che la soluzione migliore sia quella di lasciarli nel loro paese e di fare ogni tentativo per trovare almeno un familiare. Soltanto alla fine di questo percorso si possono seguire le procedure legali per le adozioni. Si tratta dunque di un processo lungo «ci vorranno dai 12 ai 18 mesi per uscire dall'emergenza - dice Chaiban ed è fondamentale che la comunità internazionale non abbandoni lo Sri Lanka. Tutte le donazioni, anche le più piccole, sono importanti conclude bisogna continuare su questa strada e trasformare una tragedia in un'opportunità per tutti questi bambini».
Matteo Guidelli

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