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La generosità mondo alla prova di Giakarta per la ricostruzione dopo il maremoto

ROMA - La solidarietà e la generosità della comunità internazionale verso i Paesi colpiti dallo tsunami del 26 dicembre scorso andrà domani in scena a Giakarta, capitale della nazione più colpita dalle devastazioni delle onde killer, dove convergeranno i rappresentanti di 25 Stati e di importanti organizzazioni internazionali.
L'arrivo di una quindicina di capi di Stato o di Governo dell'Asia, del segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, del segretario di Stato americano, Colin Powell, del presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, di altri governanti europei, del premier cinese Wen Jiabao, dell'australiano John Howard e del giapponese Junichiro Koizumi, è il chiaro segno dell'interesse del mondo verso quanto è accaduto nel Sud est asiatico. Ci sarà il ministro degli Esteri britannico Jack Straw in qualità di presidente di turno del G8.
Ci saranno la Banca Mondiale, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la Banca dello Sviluppo Asiatico e paesi dell'area come Corea del Sud e India (quest'ultima in qualità di potenziale donatore e non di paese colpito dalla catastrofe).
Ma Giakarta sarà anche un banco di prova per l'Asean, l'organizzazione per la cooperazione economica tra i Paesi dell'Asia orientale, alcuni dei quali hanno subito gravissime devastazioni.
E' stata l'Asean infatti a proporre il 31 dicembre - cinque giorni dopo l'immane tragedia del maremoto - la riunione di domani, che immediatamente si è trasformata in un vertice senza precedenti e un'occasione unica per toccare con mano quanto davvero sia viva e quali mezzi abbia questa organizzazione.
Il vertice di domani sarà presieduto dal capo di Stato indonesiano, Susilo Bambang Yudhoyono, il cui governo è peraltro in questi giorni al centro di polemiche per la disorganizzazione con cui ha approntato i soccorsi alle vittime del sisma e del maremoto. Vi parteciperanno Paesi che non fanno parte dell'Asean, come la Cina, l'India, il Giappone, la Corea del sud, lo Sri Lanka. Il primo ministro cinese Wen Jiabao vi parteciperà in prima persona, segno chiaro che Pechino vuole impegnarsi pienamente nei problemi della regione, anche se la Cina non è nella testa di lista dei Paesi donatori. Tokyo invece detiene il record di promesse tra i Paesi donatori con 500 milioni di dollari, il doppio di quanto offerto dalla Banca mondiale e molto di più degli Usa, e la sua voglia di giocare un ruolo di primo piano nella regione è dimostrata dall'arrivo a Giakarta di Koizumi.
Al di là delle promesse scaturite dalla profonda emozione della tragedia asiatica, a Giakarta si stabiliranno obiettivi precisi per gli interventi immediati, per gli aiuti a medio e lungo termine, per l'assistenza futura a quelle popolazioni. Il governo di Giakarta ha deciso invece di non mettere all'ordine del giorno la cancellazione o ristrutturazione del debito delle nazioni colpite. «La moratoria sul debito non sarà discussa al summit, ma se qualche nazione ne vorrà parlare, sarà la benvenuta», ha detto oggi il ministro degli esteri indonesiano Hassan Wirayuda in una conferenza stampa dopo una seduta del governo dedicata al vertice di domani.
Creata nel 1967, l'Asean ha cominciato a esistere realmente una decina di anni dopo, con la conferenza di Bali (1976) nella quale per la prima volta ha avanzato i grandi principi di una cooperazione regionale economica e politica. Forte di una popolazione di 500 milioni di abitanti e di un prodotto lordo di circa 737 miliardi di dollari, l'Asean sogna di costruire un vero mercato comune, ma finora i suoi dieci membri sono riusciti solo a mettersi d'accordo sull'abbattimento delle barriere doganali in undici settori prioritari, tra cui l'elettronica, l'automobile e il tessile: i Paesi più ricchi in seno all'organizzazione - Brunei, Malaysia, Indonesia, Filippine, Singapore e Thailandia - l'attueranno nel 2007, gli altri nel 2012.
E se nel vertice di domani si arriverà a una dichiarazione comune che «comprende cose importanti», secondo quanto dichiarato dal ministro indonesiano Sri Mulyani, la credibilità dell'Asean ne uscirà molto rafforzata.

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