Domenica 16 Dicembre 2018 | 22:00

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Sri Lanka: aiutateci a ricostruire

COLOMBO (SRY LANKA) - Non c'è nessuna epidemia o infezione, anche se il rischio rimane alto per via delle condizioni igieniche nei campi profughi dove vivono ammassate migliaia di persone. Nè tantomeno ci sono state segnalazioni di violenze su donne e bambini: 'abbiamo avuto un solo caso, a Galle, ma si tratta di una vicenda isolatà. Il ministro della sanità dello Sry Lanka Nimal Siripala De Silva, ad una settimana dal maremoto che ha semidistrutto il paese provocando oltre 30mila morti, fa il punto sulla situazione sanitaria e in un' appello alla comunità internazionale indica quelle che ora, dopo la tragedia e il lutto, sono le priorità del paese: 'proteggere la gente e ricostruirè.
Il ministro ha firmato oggi un protocollo d'intesa con l'ambasciatore italiano Salvatore Zotta: prevede che il nostro paese ricostruisca gli ospedali di Matara e Kinniya (il maremoto ne ha distrutti 15 in tutta l'isola» e assicuri con due ospedali da campo sempre a Kinniya e a Hunawatuna la prima assistenza ai malati e ai feriti dal maremoto. De Silva, inoltre, ha personalmente ispezionato i due canadair italiani che da domani voleranno sullo Sry Lanka per portare gli aiuti da una parte all'altra dell'isola, frutto di un ulteriore accordo tra il nostro paese e le autorità cingalesi. «Al momento non abbiamo segnalazioni di epidemie dice incontrando i giornalisti italiani e comunque stiamo prendendo tutte le precauzioni possibili». Il problema, spiega il ministro, non sono i cadaveri che per giorni sono rimasti per la strada, quanto la situazione dei campi profughi, dove vivono ammassate migliaia di persone.

«Negli oltre ottocento campi profughi sottolinea donne, uomini e bambini vivono uno accanto all'altro, in condizioni igieniche difficili, e controllare la situazione diventa complicato».
Per questo le autorità, dopo i primi giorni in cui l'emergenza era salvare più vite possibili, stanno mettendo in atto una serie di interventi per cercare di ridurre al minimo i rischi. «La priorità dice ancora De Silva è proteggere la gente dalle epidemie. Così stiamo cercando di pulire i pozzi, stiamo portando acqua potabile con le cisterne e faremo arrivare le toilette. Inoltre abbiamo dato indicazioni ai medici e agli ospedali di visitare i campi profughi per isolare ogni possibile caso sospetto». Nei prossimi giorni, inoltre, le autorità cercheranno di riunire i campi profughi in posti precisi, in modo da eliminare quelli spontanei, esclusi da ogni controllo sanitario.
Una decisione che servirà anche ad avere una sicurezza maggiore evitando così possibili violenze sui più deboli. «Nei primi giorni dell'emergenza non eravamo organizzati ammette il ministro ma ora abbiamo in ogni campo l'esercito e un comitato di cittadini per controllare e segnalare eventuali soprusi su donne e bambini». Un caso infatti si è già verificato, una donna ha subito violenze sessuali a Galle. «E' un caso isolato precisa il titolare della sanità ed e avvenuto fuori dal campo. Di bambini, invece, non abbiamo fortunatamente segnalazioni».

Quanto agli aiuti della comunità internazionale, il ministro si dice «soddisfatto» di quanto fatto, nonostante i problemi nella distribuzione. «Abbiamo avuto qualche rallentamento per via delle strade distrutte dal maremoto non nasconde De Silva ma ora la situazione sta migliorando. Tutto ciò che è stato inviato dai governi aggiunge è stato scaricato e sarà consegnato entro pochi giorni». Ora però le necessità diventano altre e il ministro si rivolge con un appello alla comunità internazionale.
«Abbiamo urgenze precise. Abbiamo bisogno di assistenza alla ricostruzione. Aiutateci a ricostruire».
Matteo Guidelli

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