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Un bottino pregiato

POTENZA - Centodiciotto bottiglie nel 2001 in Abruzzo, 102 nel 2002 a Modena: ecco i due «primati» raggiunti dalla «banda del Brunello» (come l'ha definita la Polizia), sgominata stamani a Napoli, dove aveva cominciato ad operare nel 1999 e dove sono state arrestate dieci persone, mentre altre due sono ricercate.
Le persone arrestate erano specializzate nel furto di decine di bottiglie di vini (in particolare, proprio il Brunello di Montalcino), liquori, superalcolici e champagne delle migliori marche, prelevate direttamente dagli scaffali di ipermercati di mezza Italia e rivendute a Napoli, in un «punto vendita» che riforniva numerosi locali pubblici della Campania. I gestori dei locali avevano così la possibilità di acquistare champagne e liquori costosi a prezzi convenienti, da rivendere invece a prezzo pieno ai clienti.
Le persone arrestate sono quasi tutte imparentate fra loro e abitano per lo più al rione Montesanto di Napoli, considerato la «base» della banda: Mario Agata (di 37 anni), Paolo Del Grande (34), Antonio Esposito (47), Antonio Fagiani (34), Vincenzo Fumo (33), Antonio Fusaro (61), Vincenzo Mauro (45), Carlo Pisani (46), Giuseppe Renda (45) e Giuseppe Sarpa (42 anni). L'ordinanza di custodia cautelare in carcere ipotizza per tutti l' accusa di associazione per delinquere finalizzata ai furti. La Polizia sta cercando altri due uomini, uno dei quali già latitante da tempo, considerati anche loro appartenenti all' associazione, che dovrebbe avere altri affiliati che gli investigatori stanno tentando di individuare.
Aspetti delle indagini sono stati illustrati ai giornalisti dal questore di Potenza, Americo Di Censo, dal dirigente della squadra mobile, Ferdinando Rossi, e da quello della sezione criminalità organizzata, Luisa Fasano.
Le indagini sono cominciate nel marzo dello scorso anno, dopo un tentativo di furto in un ipermercato di Potenza: alcuni degli arrestati furono trovati in possesso di bottiglie di vino e liquore rubate in un altro supermercato. Da allora, la squadra mobile potentina ha messo insieme tanti furti commessi in mezza Italia e ha seguito i movimenti degli indagati. Spesso, due o tre di loro partivano da Napoli con un'automobile di tipo familiare, prendevano alloggio in un albergo vicino all'ipermercato da «colpire», riempivano l'automobile di bottiglie e ripartivano. Il modo di agire era sempre lo stesso: cercando di eludere la sorveglianza, rubavano le bottiglie ed uscivano dall' ipermercato attraverso il varco utilizzato da chi non ha fatto acquisti. Le bottiglie erano nascoste abilmente sotto gli abiti, su supporti speciali che potevano essere indossati, o nei carrelli, coperte da cartelle di plastica. A Napoli, al quartiere Montesanto, la merce veniva rivenduta, con un guadagno medio per ogni appartenente all' associazione calcolato in circa duemila euro alla settimana: la Polizia, infatti, è convinta che i furti siano stati molto più numerosi di quelli denunciati o scoperti.

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