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Tutti i colpi

POTENZA - L'automobile appariva sovraccarica, ma i Carabinieri della compagnia di Sulmona (L'Aquila) che la controllarono, la mattina del 25 maggio 2001, mai si sarebbero aspettati di trovarla piena di 118 bottiglie rubate di vino, liquori, superalcolici e champagne, per un valore di cinque milioni di lire.
Era uno dei «colpi» - lo si è scoperto di recente - della «banda del Brunello», così soprannominata dalla squadra mobile della Questura di Potenza, che l'ha sgominata stamani arrestando dieci persone, tutte residenti nel quartiere Montesanto, a Napoli, dove era stato allestito un vero e proprio «punto vendita», riservato a gestori di locali pubblici e bar della Campania. Potevano comprare Brunello (il vino preferito fra quelli rubati, annate '94 e '95, in particolare), superalcolici o champagne a prezzi ridotti e servirli ai clienti e prezzi pieni.
Quella mattina del 25 maggio 2001, i tre occupanti dell'auto carica con 118 bottiglie furono denunciati in stato di libertà. Il 20 marzo dello scorso anno, però, la «banda» tentò un furto anche in un ipermercato di Potenza: ma il colpo andò male. Come se non bastasse, i ladri furono raggiunti e identificati dalla Polizia, che scoprì nella loro automobile una ventina di bottiglie, rubate in un altro supermercato.
Le indagini cominciarono da quel tentativo di furto: «Non trascuriamo indagini di questo genere - ha spiegato oggi ai giornalisti il questore di Potenza, Americo Di Censo - visto che per fortuna la criminalità organizzata non crea qui i problemi che provoca altrove». Gli agenti della mobile misero insieme tante denunce di furto di bottiglie in 25 province di 13 regioni d'Italia; poi passarono a controllare i movimenti di alcuni indagati. Così si scoprì che la banda realizzava vere e proprie spedizioni: in tre partivano da Napoli, a bordo di automobili station wagon, e raggiungevano Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna e altre regioni. Pernottamento e prima colazione in albergo, poi via per ipermercati: quando l' automobile era piena di bottiglie, il ritorno a Napoli.
Sempre uguale il sistema per rubare: in due o in tre nell'ipermercato, con tanto di carrello per la spesa, riempito di prodotti «civetta». Le bottiglie venivano prelevate dagli scaffali e «indossate» sotto gli abiti, su supporti speciali. Facendo attenzione a non dare nell'occhio e a non farsi riprendere dalle telecamere. Poi si usciva dal varco «nessun acquisto»: nessun allarme scattava, nessun rischio. Se qualcuno veniva scoperto, pagava la merce, oppure faceva buon viso alla denuncia o addirittura, in qualche caso, all'arresto. Solo in due occasioni, c'è stata un'aggressione ai danni di chi ha scoperto e ha cercato di impedire il furto. Normalmente, il «giro» era talmente ampio, secondo la Polizia, che non conveniva complicarsi la vita: anche in caso di arresto, il gioco poteva riprendere in poco tempo. Infatti, gli investigatori pensano che la «banda del Brunello» abbia compiuto centinaia di furti, rubando migliaia di bottiglie. Una conclusione alla quale si è giunti considerando il guadagno netto di ciascun appartenente all' organizzazione: circa duemila euro alla settimana.
«Stiamo indagando proprio per completare la mappa - spiegano il dirigente della squadra mobile potentina, Ferdinando Rossi, e quello della sezione criminalità organizzata, Luisa Fasano - e siamo sicuri che tanti furti non sono stati neanche denunciati».
La banda ha cominciato ad «operare» nel 1999, l' ultimo furto è avvenuto pochi giorni fa. Da stamani, Mario Agata, Paolo Del Grande, Antonio Esposito, Antonio Fagiani, Vincenzo Fumo, Antonio Fusaro, Vincenzo Mauro, Carlo Pisani, Giuseppe Renda e Giuseppe Serpa sono in carcere. Circa 10 agenti delle questure di Potenza e Napoli hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Nocera Inferiore (Salerno), Raffaela Caccavale, su richiesta dei pm, Sabrina Serrelli e Roberto Lenza. Altri due presunti appartenenti alla banda sono latitanti.

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