Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 13:46

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Scontro all'ultimo sangue a Scampia

NAPOLI - La morte di Crescenzo Marino è stata preceduta da numerosi avvertimenti indirizzati alla sua famiglia: colpendo i Marino si mira dritto al cuore dello scontro in corso a Secondigliano, fra il clan Di Lauro e gli scissionisti.
Pregiudicato per associazione a delinquere, l'uomo, 70 anni, prima vittima del 2005 della faida, è il padre di Gennaro Marino, uno dei cosiddetti «spagnoli», arrestato il 25 novembre scorso, e ritenuto uno dei promotori della rottura con il boss Ciruzzo 'o milionario. Insieme a lui Vincenzo Pariante e Arcangelo Abete - arrestato con Marino, nel corso di un summit di sette scissionisti a Scampia - costituiscono la costola dissenziente del clan che fa capo a Paolo Di Lauro: il boss che, latitante da due anni, lasciando il suo impero in mano ai figli, ha scatenato di fatto una guerra generazionale fra la sua famiglia e i più anziani capetti delle singole «piazze», che hanno deciso di mettersi in proprio.

Non passano 24 ore dall'arresto di Gennaro, che, il 26 novembre scorso si ebbe notizia a Nerano, nella penisola sorrentina, del fermo del fratello maggiore dei Marino, Gaetano, 40 anni: che, dimorando da due giorni in una lussuosa camera d'albergo a 300 euro a notte, insieme al suo maggiordomo «fac-totum» Italo Russo vedendo i carabinieri avrebbe esclamato, «state disturbando la mia vacanza». L'uomo, privo delle due mani, per l'esplosione di un ordigno, aveva con sè 500 grammi di cocaina, distribuiti fra un pacchetto riposto in un cassetto e il quantitativo che portava addosso, per uso personale.
Da allora il clan Di Lauro ha messo a segno una serie di atti intimidatori, per colpire la famiglia Marino: incendiando i tre negozi intitolati a Roberto Manganiello, (scomparso dal 4 novembre scorso, dopo essere stato anche picchiato) che è imparentato con un ramo dei Marino, i quali di fatto ne gestivano le attività. Nel giro di 24 ore, fra il 28 e il 29 novembre sono state distrutte dal fuoco la panetteria in corso Secondigliano, la cornetteria in via Galielo Galieli e, successivamente, una pizzeria (in zona Perrone). Successivamente il fratello del titolare Roberto, Marco Manganiello, fu ferito da un colpo di arma da fuoco vicino ad una tabaccheria in via Cassano.
La serie di avvertimenti ai Marino continua con l'incendio della villetta di Gennaro, sita nella quarta traversa Limatone Arzano: strada in cui oggi è stato ammazzato il padre Crescenzo, che abita nella stessa zona. La casetta in legno, un cottage di montagna con piscina contigua, nella periferia desolata fra i quartieri di Scampia e di Secondigliano, fu cosparsa di benzina e incendiata da ignoti.
L'11 dicembre, infine, fu la volta di Massimo Marino, ucciso. da due uomini ritenuti affiliati al clan Di Lauro, successivamente arrestati dalla polizia. I sicari erano Santolo Spasiano e Giovanni De Luise, (il cui fratello Antonio, 23 anni era stato ucciso poche ore prima dell'agguato che era costato la vita a Marino).

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