Giovedì 24 Gennaio 2019 | 08:11

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La difficile missione dei Carabinieri a Phuket e negli altri centri della Thailandia per identificare gli italiani

Maremoto - Missione dei Carabinieri in Thailandia PHUKET (Thailandia) - I volti sfigurati, i corpi neri e gonfi, come se stessero per scoppiare. La muffa. E poi quei due bambini che l'onda si è portata via così, abbracciati tra loro. Sono 400 i cadaveri sistemati all'aperto nel tempio cinese di Krabi, in Thailandia. L'orrore della tragedia dello tsunami è concentrato qui, 190 chilometri a Nord di Phuket.
Non è facile districarsi là in mezzo. Neppure per i carabinieri del Racis arrivati da Roma per identificare i cadaveri degli italiani. E sì che con la morte violenta delle persone hanno a che fare ogni giorno, sono abituati a lavori difficili, come quando hanno dovuto ricomporre le salme dei loro colleghi di Nassiriya dilaniati dall'esplosione. Molti li conoscevano.
Dieci ore del loro 31 dicembre le hanno trascorse nel tempio cinese di Krabi. Quando sono tornati in albergo, a notte fonda, hanno trovato solo un po' di riso e verdure. A mezzanotte, probabilmente, non hanno brindato. E l'anno nuovo è cominciato come era finito il 2004: con indosso le stesse uniformi che la notte hanno dovuto lasciare fuori dalla finestra, chinati sopra un cadavere, questa volta a Phang Nga, un'altra delle province battute dai turisti italiani. «Nella lista dei nostri connazionali dispersi oggi si contano 250-300 nomi», dice Sandro Sigia, vice direttore generale degli italiani all'estero della Farnesina, che si trovava a Phuket in vacanza il giorno dello tsunami e che ora affianca i funzionari del ministero sul posto. Quelli che hanno un nome, in tutte le aree devastate dal maremoto, finora sono 18. Quasi tutti concentrati in Thailandia. Ancora oggi qualche presunto disperso si fa vivo, come è avvenuto per due turisti che hanno comunicato in ritardo il loro rientro all'agenzia di viaggi, «ma da un paio di giorni l'elenco non subisce più grosse oscillazioni», afferma Sigia.
Gli uomini incaricati di dare un nome e un volto a chi non ce l'ha più sono nove. Fanno parte del Dispositivo carabinieri identificazione vittime grandi disastri. Del Racis, la scientifica dell'Arma, sono i dattiloscopisti, i fotografi ed un biologo, il maggiore Cesare Vecchio. C'è poi un medico legale, il maggiore Carlo Maria Oddo, del comando generale e tre uomini del reparto operativo di Roma per gli eventuali aspetti «info-investigativi» del caso.
A loro è stato affidato il compito di identificare tutti i corpi che si ritiene possano essere di cittadini italiani. In che modo? «Utilizzando diversi parametri», spiega il maggiore Vecchio, che è il responsabile del team. «Si comincia con l'esame esterno del corpo, dove cerchiamo e fotografiamo eventuali tatuaggi, nei, ogni segno particolare. Proseguiamo con le impronte digitali, i denti e l'estrazione del Dna». Tutti questi elementi vengono raccolti in un fascicolo e, a Roma, confrontati con i dati della persona scomparsa.
Non è chiaro quanti cadaveri i carabinieri abbiano esaminato finora. Quello che è certo è che, già da domani, la Thailandia metterà in atto una nuova procedura per il riconoscimento dei corpi. Questi verranno tutti numerati e classificati a cura dei tecnici locali, anche con un microchip, e il loro Dna sarà messo a confronto con quello estratto dai reperti che arriveranno dai vari Paesi. A questo riguardo sono stati allestiti diversi centri di raccolta del Dna - a Bangkok, Phuket e Krabi - ed è stato aperto un sito per trasmettere i dati anche via internet. Quando ci sarà la certezza del riconoscimento i corpi verranno riconsegnati.
Per il momento, però, sono ancora pochi i cadaveri che vengono sottratti al caldo umido tropicale e messi in celle refrigerate con dei blocchi di ghiaccio, mentre i corpi continuano a venire alla luce. A decine, anche in mare. La cremazione dei morti è una prassi normale da queste parti e sembra che le autorità locali stiano per avviarla: il rischio che tra questi cadaveri ci possano essere anche degli occidentali, visto lo stato di irriconoscibilità in cui ora si trovano i corpi, è decisamente elevato. Ma Sandro Sigia ripete che le autorità di Bangkok hanno assicurato che le salme non verranno toccate in attesa della loro identificazione. Sì, ma sino a quando?
Vincenzo Sinapi

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