Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 23:55

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Primi segni di malattie


Primi segni di malattie gastrointestinali per le popolazioni colpite dallo tsunami. È l'organizzazione mondiale della sanità (Oms) a dare l'allarme: le malattie si stanno manifestando nelle zone del sud-est. «Siamo preoccupati» ha detto a Ginevra David Nabarro, rappresentante del direttore generale dell'Oms.
Questi, secondo l'Oms, i rischi a cui si può andare incontro e le strategie preventive messe in atto.

MALATTIE TRASMESSE DALL'ACQUA
L'acqua può contribuire ad aumentare il rischio delle infezioni, soprattutto quando ci siano spostamenti di masse o vengano contaminate le sorgenti dell'acqua potabile. In queste occasioni c'è infatti un incremento delle malattie provocate dal contatto diretto con l'acqua inquinata, come le ferite da infezione, dermatiti, congiuntiviti e infezioni a naso, orecchie e gola, mentre l'unica epidemia che può essere provocata dal contatto diretto con l'acqua è la leptospirosi. Si tratta di una malattia veicolata dalle urine dei topi e che si contrae quando pelle e mucose vengono a contatto con acqua, piante e melma contaminate dalle urine dei roditori.

MALATTIE TRASMESSE DA INSETTI
L'acqua può aumentare indirettamente anche il rischio di malattie veicolate da insetti. L'acqua stagnante può agire infatti da bacino di riproduzione delle zanzare portatrici di malaria, dengue, e febbre del Nilo. Normalmente prima che scoppi l'epidemia trascorre un intervallo di 6-8 settimane. Il rischio di epidemia può essere aggravato da alcuni fattori, come i cambiamenti delle abitudini di vita da parte della popolazione o dell'habitat di riproduzione di questi insetti (dighe, deforestazione).

RISCHIO CADAVERI
Contrariamente a quel che si pensa, non ci sono prove dal legame tra epidemie nelle catastrofi naturali e cadaveri. Molti degli agenti patogeni non sopravvivono a lungo nel corpo umano dopo la morte, tranne che nel caso del virus dell'aids che può sopravvivere fino a sei giorni. I cadaveri possono essere una fonte di rischio solo in alcuni casi specifici, come quelli di persone morte per colera o febbre emorragica. Chi maneggia questi corpi è esposto al rischio di tubercolosi, o malattie veicolate dal sangue, come l'Hiv e l'epatite B e C, infezioni gastrointestinali, quali diarrea, salmonella, febbre tifoide e colera. La collettività e gli operatori che prestano soccorso devono essere informati su come gestire situazioni di panico, sistemare in modo appropriato i corpi e prendere adeguate precauzioni.

ALTRI RISCHI
Il tetano non è tra le infezioni più comuni nei casi di alluvioni e maremoti, tuttavia può essere opportuno fare un richiamo a chi era stato preventivamente vaccinato, e fare una vaccinazione passiva con l'immunoglobulina alle persone che non sono state vaccinate e le cui ferite sono infette. Un altro problema, soprattutto per i bambini, è quello dell'ipotermia, dopo essere stati a lungo nell'acqua, che può provocare infezioni respiratorie.

MISURE PREVENTIVE
I rischi di epidemie possono essere ridotti seguendo queste precise indicazioni: la clorazione dell'acqua, vaccinare contro l'epatite A e fare la profilassi contro la malaria, anche con insetticidi. Per quanto riguarda i cadaveri, è preferibile l'inumazione alla cremazione, nel caso di un enorme numero di vittime di cui l'identificazione non è possibile, e che i cimiteri o le fosse siano distanti almeno 30 metri dalle sorgenti usate per l'acqua potabile. Chi maneggia i cadaveri, deve farlo usando i guanti e avvolgendoli dentro i sacchi. Nel lungo periodo è opportuno che i governi sviluppino dei programmi di allarme e preparazione a questi disastri, attività di monitoraggio della qualità dell'acqua e mantenere degli efficienti programmi di prevenzione delle malattie infettive.

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