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C'è anche l'ambiente marino fra le vittime

BANGKOK - C'è anche il mare tra le vittime dello tsunami di lunedì scorso, che ha seminato morte fra le creature dell'Oceano Indiano e ha distrutto immensi banchi di corallo, creando forti squilibri nell'ambiente dei fondali destinati a durare per molti anni.
La candida barriera corallina a ridosso di Phuket, che da anni attrae appassionati di immersione di tutto il mondo, «è stata frantumata», ha lamentato Somchai Sakulthap, docente di Scienze ambientali all'Università Rajabhat di Phuket.
«Ci vorranno forse 20 anni prima che i banchi di corallo possano tornare a essere quel che erano», ha sottolineato Somchai, che sta organizzando una squadra di esperti e studenti per esaminare le condizioni dei fondali delle isole del sud della Thailandia investite dallo tsunami, come Phuket, Phi Phi, Krabi e Khao Lak, i paradisi tropicali scelti da molti turisti di ogni angolo del mondo proprio per le bellezze del paesaggio marino.
A compromettere il processo di ripresa della barriera corallina, stando a Somchai, c'è l'inquinamento legato allo tsunami che, dopo avere travolto case e villaggi, ha risucchiato ogni cosa, introducendo nell'ambiente marino vernici e materiali tossici. Questi rallenteranno la riproduzione di molte creature e organismi, compresi quelli che producono le strutture coralline all' interno delle quali vivono. Il processo di crescita del corallo è di circa mezzo centimetro all'anno.
Gli organismi del corallo sono particolarmente suscettibili ai cambiamenti ambientali e Somchai teme ora che possano finire per essere «soffocati» dall'inquinamento, aggravato anche dai danni alle strutture fognarie, o comunque di scolo delle acque marce, di villaggi e strutture turistiche.
Senza barriera corallina poi, i fondali sono meno protetti dalle temperie marine e offrono un ambiente meno ospitale alle specie che ci hanno vissuto per migliaia di anni. Ciò priverà altre specie di pesci del loro cibo naturale, spingendole a cercare nuovi territori di caccia e modificando così la fisionomia dei bacini di pesca. Con questa cambierà anche la vita delle centinaia di pescatori della regione, con un impatto ancora tutto da vedere sull'economia locale.
Solo un sopralluogo approfondito chiarirà quanto della barriera è andato effettivamente distrutto, ma a dare la misura del danno c'è già l'infinità di frammenti di corallo bianco gettati sulle spiagge dalle ondate di maremoto, assieme a pesci, molluschi marini e alghe dei fondali. Se fra le premure più immediate di chi soccorreva turisti e abitanti del luogo, già lunedì, c'è stata quella di ributtare in mare i pesci che cominciavano a decomporsi dopo essere rimasti ore sulla sabbia bagnata, ci sono ancora chilometri di spiaggia con i resti di corallo e molluschi. «Non ho mai visto nulla di simile», ha detto Somchai, facendo notare come dalle condizioni di queste creature si vede chiaramente che sono state «strappate» al loro ambiente da una grande forza: quella della massa d'acqua che in superficie si muoveva con onde altre fino a dieci metri, e a centinaia di chilometri orari.
Proprio dal tipo di creature gettate sulle spiagge, insiste Somchai, si capisce che lo tsunami ha sconvolto la vita dei fondali più bassi, quelli più prossimi alle isole e alle loro barriere coralline, il danno maggiore appare certo aver interessato il fondale compreso tra i 100 metri e un chilometro dalla riva, mentre le specie animali che vivono in acque più profonde si sono salvate. Anche perché gli animali di queste specie sono in grado di sentire il pericolo e di andare a cercare rifugio nelle acque più profonde anche quando si trovassero vicini alla superficie.
Paolino Accolla

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