Sabato 15 Dicembre 2018 | 04:16

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Il Pil globale potrebbe perdere lo 0,2%

NEW YORK - Il maremoto che ha devastato il sudest asiatico potrebbe causare il prossimo anno una riduzione dello 0,2%-0,3% della crescita dell'economia globale. E' quanto sostiene il premio Nobel per l'economia, Allen Sinai. «La calamità naturale che ha devastato la regione - ha detto Sinai - potrebbe far scendere l'espansione mondiale intorno al 3%, contro il 3,2%-3,3% ipotizzato fin qui».
«Gli effetti economici della tragedia - ha sottolineato Sinai - sono ancora sconosciuti, ma non c'è dubbio che le economie asiatiche, in particolare l'India, la Tailandia e l'Indonesia subiranno un grande colpo negativo nel primo trimestre del 2005». «Le aziende della regione subiranno enormi perdite - ha proseguito il Nobel - e si assisterà ovviamente a un significativo calo del turismo». Si parla di danni «per miliardi di dollari».
Secondo Sinai il finanziamento e l'organizzazione della ricostruzione delle aree colpite dal maremoto sarà principalmente guidata dall'Asia, in quanto l'evento, «un'orribile tragedia umana», «è soprattutto asiatico, anche se ovviamente globale». Il premio Nobel respinge invece l'ipotesi di un possibile "piano Marshall" guidato dagli Stati Uniti o meglio ancora di respiro internazionale a cui le dichiarazioni odierne di George W. Bush hanno fatto pensare. Il presidente Usa ha oggi annunciato una coalizione con il Giappone, l'India e l'Australia per coordinare gli aiuti ai paesi devastati dalla tragedia.
«Il piano Marshall - ha affermato Sinai - è stato un programma multi annuale per ricostruire l'Europa finanziato e organizzato dagli Stati Uniti. Un piano del genere, al giorno d'oggi, è improbabile visti gli enormi deficit di budget e delle partite correnti degli Stati Uniti».

«Gli Usa oggi - ha proseguito Sinai - non potrebbero permetterselo, mentre certamente possono contribuire (e contribuiranno) ad uno sforzo mondiale per ricostruire la regione». Uno sforzo che includerà «l'aiuto dell'Onu, della Banca Mondiale, forse del Fondo Monetario Internazionale». Quanto all'Europa e all'ipotesi di un suo impegno in una sorta di neo «piano Marshall» internazionale, «sarei sorpreso di vedere il Vecchio Continente versare più di una certa somma di contributi per ricostruire la regione».
I paesi dell'Europa, ha sottolineato Sinai, «hanno a che fare con pesanti deficit di budget e la crescita delle loro economie è molto debole». Non è inoltre secondo Sinai «nella tradizione di Eurolandia o dell'Europa ricostruire o finanziare la ricostruzione di altri paesi».

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