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In surf sullo tsunami

FIUMICINO (ROMA) - Nella tragedia del maremoto, c'è anche chi si è salvato trasformando un hobby in un segreto di sopravvivenza. Come un gruppo di surfisti romani, bagnini di Ostia con il pallino del mare e delle onde, che, in vacanza a Ikkadua, nello Sri Lanka, si sono salvati all'arrivo dello tsunami, cavalcando l'onda e restando al largo per circa un'ora in attesa che il mare si calmasse.
Una sfida agonistica, che nemmeno i campioni di surf si augurerebbero. Ma per fortuna finita bene e da raccontare al ritorno in Italia, stamattina con il volo Alitalia della Protezione Civile dallo Sri Lanka.

«Eravamo a Ikkadua. E' stato mostruoso ha raccontato uno di loro, Marco Tartaglia eravamo sul surf quando si è alzato il mare di 6 metri. Sono riuscito a salvare un cingalese che stava annaspando a nuoto e che stava tirando giù anche a me, e poco dopo ho ritrovato anche la mia ragazza. Ci siamo salvati cavalcando le onde, rimanendo a largo quasi per un'ora finchè il mare non si è ritirato». Il gruppo è formato da amici, tutti bagnini dei 'Cancellì, le spiagge pubbliche del lungomare di Ostia. Erano partiti per una vacanza di sole e sport e con l'immancabile tavola da surf, che questa volta ha salvato loro la vita. «Quando siamo tornati a riva - raccontano - a terra era la distruzione totale:non si può descrivere la scena del treno rovesciato dal maremoto, morti dappertutto. Era il giorno di mercato: l'onda ha spazzato via persone e cose».

I surfisti hanno parole di gratitudine per la gente dello Sri Lanka. «Il popolo cingalese, che ha meno di noi - raccontano i surfisti - ha computo gesti incredibili per noi: ci ha aiutato dandoci cibo, ospitalità in collina. Non dimentichiamoli, dobbiamo aiutarli».
Anche stamattina, nello scalo romano, ci sono state scene di intensa commozione all'arrivo dei turisti italiani. Come l'abbraccio tra tre bambini romani con i nonni. «Nonna - dice Gianmaria, 6 anni e mezzo, escoriazioni sul volto, che con genitori e fratellini era in un villaggio a sud sulla costa - non piangere. Stiamo bene». Erano su una barca, ed è stato provvidenziale perché, virando ad un certo punto, si sono lasciati la grande onda alle spalle. «Ma qualche istante dopo - racconta il bambino - forse per la stanchezza e l'emozione, il babbo è svenuto, soccorso immediatamente su una barella dal personale della Croce Rossa».

Tutti hanno ancora negli occhi la catastrofe vissuta. «E' stato l'inferno, è stata dura racconta a sua volta Roberto Ferrante, di Roma il mare si è spinto a Ikkadua per un chilometro all'interno. Mezzi nudi, ci siamo salvati scappando nella giungla. Perdendo tutto, vestiti. Siamo riusciti a recuperare poche cose. Intorno feriti, morti e desolazione. Aiutiamo i cingalesi: sono un popolo stupendo,ci hanno aiutato in tanti modi nonostante la tragedia che li ha colpiti».
A bordo del volo, tra i 201 passeggeri, anche 89 turisti stranieri, in larga parte europei, accolti a bordo dopo aver raggiunto con difficoltà l'aeroporto. Di questi 28 sono tedeschi, 6 francesi, 3 norvegesi, 3 danesi, 4 austriaci, 20 svizzeri, 2 greci, un belga, un rumeno, tre inglese, un irlandese, uno spagnolo, un croato, 7 svedesi ma anche uno statunitense ed un colombiano. Accolti anche da rappresentanti di ambasciata, personale Alitalia e tour operator, saranno trasferiti appena possibile con voli di linea nei rispettivi paesi di origine. A bordo del volo oltre una decina di passeggeri, anche stranieri hanno contusioni, escoriazioni, ferite leggere e alcuni di loro, subito dopo lo sbarco, sono stati assistiti con sedie a rotelle.

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