Lunedì 17 Dicembre 2018 | 00:55

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Tsunami - Italiani sopravvissuti: vivi per miracolo

COLOMBO (SRI LANKA) - Prima il vento. Poi l'abbaiare dei cani e le urla dei pescatori. Infine l'onda: un muro d'acqua alto fino a dieci metri che ha travolto ogni cosa si trovasse sulla sua strada. Alberi, capanne, ombrelloni, persone.
C'è ancora la paura negli occhi degli italiani scampati al maremoto del sud-est asiatico, che nel solo Sri Lanka ha fatto almeno 11.000 morti. E la consapevolezza di essere sopravvissuti a qualcosa di enormemente violento. All'aeroporto di Colombo, prima di imbarcarsi sul volo della Protezione Civile che li riporterà in Italia, si guardano spaesati, si abbracciano, raccontano quel che hanno vissuto.
Sono 56 i nostri connazionali, ma sul volo ci sono anche 23 tedeschi, 21 francesi, 2 inglesi, 2 norvegesi, 2 slovacchi, 2 svedesi e 3 svizzeri. Sono arrivati alla spicciolata all'aeroporto cercando un volo per tornare in Europa e l'Italia gli ha dato una mano.
«Erano le 9 di mattina, eravamo a letto - raccontano Massimo Giardi ed Elena Baldi, due ragazzi di Follonica - abbiamo sentito un rumore sordo e poi le urla. Ma non abbiamo fatto in tempo a fare nulla». Già, perchè l'onda è arrivata all'improvviso e con una violenza tale da non dare possibilità di scampo. E infatti solo la fortuna ha salvato i due.
«La porta è saltata, i vetri sono esplosi - raccontano ancora - e in meno di un minuto la stanza si è riempita d'acqua». I due sono riusciti a buttarsi fuori e ad attaccarsi ad una palma, la loro salvezza: «Sotto di noi vedevamo auto scorrere via, muri crollare, corpi trasportati via dall'acqua». Massimo ed Elena hanno riportato solo qualche lieve ferita ai piedi e al volto. Nulla in confronto a quello che sarebbe potuto accadere. E lo sanno: «Se fossimo rimasti un altro attimo nella stanza saremmo morti».
Salvi anche due ragazzi di Roma che erano a Madara City, uno dei posti più rinomati della costa sud oggi a detta di molti testimoni una città fantasma. «Eravamo su un pulmino - raccontano - quando ci siamo visti piovere in testa una barca. Il pulmino è andato fuoristrada e non sappiamo ancora come siamo qui».
C'è anche chi accusa le autorità locali. «Non hanno bloccato le partenze da Colombo per il sud, nonostante sapessero quello che era successo - dice un signore - solo a metà strada hanno capito la gravità della situazione e hanno rimandato indietro pullman e treni».
Chi non ce l'ha fatta è invece Raffaella Piva, di Udine ma residente a Trento. Era a Madara anche lei e oggi l'ambasciata ha avuto la conferma della sua morte. Morto sarebbe anche un tale Ermanno di Milano: di lui si sono perse le tracce nei dintorni di Galle, ma un gruppo di napoletani dice di averlo visto morto. L'ambasciata non conferma, ma neanche smentisce. Un bilancio dunque già grave, anche se minimale rispetto alla portata della tragedia, e che però potrebbe salire: solo domani, infatti, i soccorritori italiani raggiungeranno le zone al sud. E lì si saprà qualcosa di più.
Matteo Guidelli

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