Martedì 11 Dicembre 2018 | 10:40

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Tsunami - Phuket, parte l'esodo dei superstiti. Nel sud della Thailandia 11 gli italiani morti

BANGKOK - E' cominciato oggi fra molte lacrime e qualche tensione il grande esodo dei sopravvissuti - molti dei quali turisti - al disastro causato ieri nelle isole del sud della Thailandia dalle onde di maremoto partite dalle acque a ovest di Sumatra, che hanno provocato la morte di almeno 860 persone, fra le quali 11 italiani. Sono ancora alcune centinaia i dispersi.
Il gruppo alberghiero Accor ha annunciato questa sera a Parigi di «non avere notizie» di diverse centinaia di persone, che erano alloggiate al Sofitel Magic Lagoon Khao Lak, a Phuket. L'aeroporto di Phuket, dove continuano ad arrivare aerei carichi di aiuti e rinforzi per le operazioni di soccorso, è stato preso d'assalto da alcune centinaia di persone ma solo una parte di loro è riuscita a lasciare l'isola. Da Phuket, dove le unità della marina militare thailandese e della guardia costiera, appoggiate da una flotta di elicotteri, portano salme e superstiti, nel pomeriggio di oggi sono partiti i primi aerei alla volta Bangkok. Diverse altre centinaia di cittadini stranieri sopravvissuti sono però ancora in attesa e contano su aerei inviati dai rispettivi paesi, tre in arrivo dall'Italia.
«Dovrebbero arrivare a Phuket fra le 02:00 e le 04:00» (le 20:00 e le 22:00 italiane), ha detto un funzionario dell'ambasciata italiana che da ieri è sull'isola per coordinare le operazioni di soccorso ai connazionali. «Si tratta di due voli militari e di un vettore messo a disposizione dall'Alitalia», che «dovrebbero permettere nel complesso il trasporto di circa 400 persone». Quasi tutti cioè gli italiani che vengono convogliati dalle aree disastrate a Phuket. Un centinaio di altri connazionali risultano ancora dispersi, «facendo temere che possa salire il numero delle vittime italiane», finora 11, secondo la Farnesina, mentre circa 40 sono in ospedale. Le operazioni di imbarco per l'evacuazione, privilegiando donne, bambini e feriti, cominceranno subito, ha detto il funzionario, «giusto il tempo di approntare i documenti di viaggio».
All'aeroporto di Phuket ci sono stati anche momenti di grande confusione e qualche tensione, mentre centinaia di sopravvissuti, molti feriti e in lacrime, secondo quanto hanno riferito testimoni oculari a emittenti locali, assediavano i banchi di accettazione per cercare di trovare posto sui primi voli per Bangkok attivati dalle compagnie aeree thailandesi.
«All'aeroporto regnava il caos», ha raccontato Claire MacLean, una designer scozzese residente a Bangkok ma in vacanza a Phuket. «C'era molta confusione... centinaia e centinaia di persone che volevano partire», ha detto MacLean che con il marito Peter è poi riuscita a trovare posto su un traghetto per Krabi da dove spera di poter rientrare nella capitale. «Molti hanno fatto come noi... puntando su rotte alternative. Rimanere a Phuket significa rischiare di aspettare non si sa quanto», anche se naturalmente i voli partono strapieni.
Arrivando, i velivoli portano beni di prima necessità, squadre di operai specializzati e personale medico ma anche sacche per il trasporto delle salme. Il governo thailandese ne ha preventivate oltre 1.000. Le risorse però «non sembrano bastare ancora», ha lamentato il premier Thaksin Shinawatra che ieri è arrivato a Phuket non appena l'aeroporto è stato reso agibile e che ha passato la notte sull'isola per dirigere di persona le operazioni di soccorso. «Aspettiamo per domattina altri mezzi e personale esperto, anche cani da fiuto» per la ricerca di eventuali sopravvissuti o di corpi rimasti intrappolati sotto le macerie.
Se i feriti vengono smistati verso gli ospedali, ci sono diversi punti di pronto soccorso approntati alla meglio sull'isola, dove le salme vengono raccolte in obitori improvvisati in parcheggi e spiazzi.
Forse molto di tutto questo si poteva evitare, «non c'è stato nessun tipo di avvertimento o allarme... l'acqua ci è piombata addosso all'improvviso», ha commentato Nick Welsh, un inglese titolare di un piccolo albergo a Phuket.
Se alle autorità hanno riconosciuto di aver saputo intervenire tempestivamente di fronte al disastro, i mass media thailandesi hanno parlato però di gravi colpe sul fronte della prevenzione, costringendo i rappresentanti del governo a un mea culpa semiufficiale: si è cercato di far partire l'allarme ma non c'era il mezzo per poterlo diffondere, si è scusato un portavoce, chiamando in causa l'assenza di un meccanismo di allerta tsunami, non solo in Thailandia ma anche in tutto il Sudest Asiatico.
Paolino Accolla

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