Giovedì 13 Dicembre 2018 | 14:28

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Parla a fatica ma non rinuncia

Il Papa vede che si cerca la pace nel mondo, attraverso i «timidi tentativi» che sono però anche «carichi di speranza». E ammonisce che per Africa, Iraq e Terra Santa non si può avere solo «ansia ma anche inestinguibile fiducia». Per questo papa Wojtyla, nel giorno di Natale, mettendosi idealmente davanti alla grotta di Betlemme, chiede di incoraggiare «i tentativi di dialogo e di riconciliazione» di sostenere «gli sforzi di pace che, timidi ma carichi di speranza, sono attualmente in atto». Lo chiede in forma di preghiera al suo Dio che si è fatto uomo ma, il papa anziano e malato, non cessa di chiederlo anche ai governanti e agli uomini di buona volontà, sperando che ce ne siano molti nei 72 paesi del mondo collegati attraverso 114 enti televisivi per ascoltare il suo messaggio Urbi et Orbi (alla città e al mondo, N. d. R.).
«Bambino di Betlemme, profeta di pace - dice il Papa nel paragrafo più significativo del messaggio - incoraggia i tentativi di dialogo e di riconciliazione, sostieni gli sforzi di pace che timidi ma carichi di speranza, sono attualmente in atto per un presente e un futuro più sereno di tanti nostri fratelli e sorelle nel mondo». «Penso - aggiunge - all'Africa, alla tragedia del Darfur in Sudan, alla Costa d'Avorio e alla regione dei Grandi Laghi. Con viva apprensione - sottolinea - seguo le vicende dell'Iraq; e come non volgere uno sguardo di partecipe ansia , ma anche di inestinguibile fiducia, alla Terra di cui Tu sei figlio?». E subito prima aveva ricordato le «tante forme di dilagante violenza», i «focolai di tensione che rischiano di degenerare in conflitti aperti» e aveva chiesto che si «rafforzi la volontà di cercare soluzioni pacifiche, rispettose delle legittime aspirazioni di uomini e popoli».
Il testo del messaggio natalizio è più breve del solito, probabilmente il più breve del pontificato, per non affaticare troppo il Papa, che ha 84 anni e a causa del Parkinson ha difficoltà a parlare, ma è un messaggio che riassume e contiene tutte le sue ansie e le sue speranze. Ansie e speranze che esprime davanti alle circa trentamila persone radunate in piazza san Pietro nonostante la giornata piovosa, in una atmosfera a tratti festosa, animata come sempre in questa circostanza dalle bande che eseguono gli inni nazionali italiano e vaticano.
Il Papa, che la notte scorsa ha celebrato la lunga e impegnativa messa della notte di Natale, specialmente per i saluti dopo l'Urbi et Orbi, fa una grande fatica ad articolare le parole, tanto che viene incoraggiato con gli applausi dai fedeli e in due momenti aiutato con dell'acqua portata da un collaboratore. Con molta determinazione comunque il papa poliglotta pronuncia gli auguri di Natale in 62 lingue della terra, da quelle occidentali a noi più familiari, fino a idiomi insoliti come il kirundi e l'urdu.
Come sempre i saluti si aprono in italiano, visto che il Papa è vescovo di Roma e primate d'Italia, e si concludono con il latino. E come sempre il cardinale protodiacono, con una certa solennità, annuncia l'indulgenza plenaria sia per i presenti sia per chi ha seguito il messaggio Urbi et Orbi via radio e televisione. Al termine degli auguri il Papa è molto affaticato, ma le note degli inni eseguiti dalla banda dei carabinieri e il grande entusiasmo dei fedeli che lo acclamano gli strappano un sorriso.

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