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Manfredonia - Omicidio Giusy, dalle indagini a 360° gradi alla confessione

MANFREDONIA (FOGGIA) - La svolta è arrivata dopo 41 giorni di indagini ostacolate da paura e omertà, come hanno sottolineato spesso polizia e carabinieri. Ha oggi un nome e un volto il presunto assassino di Giusy Potenza, la ragazzina di 15 anni il cui corpo era stato trovato martoriato il 12 novembre scorso nei pressi dello stabilimento abbandonato dell'ex Enichem di Manfredonia. E sono un nome e un volto che fanno particolarmente paura perchè sono legati alla famiglia, sono di un parente stretto di Giusy: un cugino del padre, di 27 anni, sposato. Con lui, forse, Giusy aveva avviato una relazione.
Sin dal giorno dell' uccisione della ragazza gli inquirenti furono chiamati a risolvere molti lati oscuri della vicenda. Innanzitutto le modalità dell'omicidio, che emersero lentamente dai risultati dell'autopsia. Giusy venne uccisa a colpi di pietra dopo essersi strenuamente difesa dalla furia del suo assassino, o dei suoi assassini se l'indagine dovesse appurare che il ventisettenne pescatore fermato oggi dalla polizia non ha agito da solo.
Mai esclusa ufficialmente invece l'ipotesi della violenza sessuale. La ragazzina, quando venne ritrovata, aveva i jeans lievemente abbassati ma probabilmente perchè il suo corpo era stato trascinato sino al muro di cinta dell'ex Enichem.
Nei giorni immediatamente successivi al delitto fu esclusa anche l'ipotesi del rapimento. Si fece strada invece l'idea che Giusy fosse salita volontariamente a bordo dell'automobile di una persona che conosceva. E negli ambienti investigativi si cominciò a mormorare delle possibili frequentazioni della ragazzina, forse con una persona molto più grande di lei che aveva amicizie non proprio limpide. Interrogativi suffragati anche dai sospetti e dalle dichiarazioni di alcuni familiari di Giusy. Una zia, Lucia, il 18 novembre dice ai giornalisti: «Mia nipote è stata massacrata perchè aveva visto qualcosa che non doveva vedere». Intanto il paese si mobilita e dà vita ad una fiaccolata nelle strade chiedendo giustizia.
Dopo una decina di giorni si stringe il cerchio sul numero dei sospettati. Grazie ai resti biologici trovati sul corpo della ragazzina, gli investigatori avrebbero ricavato il Dna di almeno due persone. E mentre la Procura della Repubblica di Foggia precisa che «sono dichiarazioni del tutto arbitrarie» quelle che escludono l'ipotesi della violenza sessuale, a circa un mese dal delitto il pm Vincenzo Maria Bafundi, che dirige l'inchiesta, può contare finalmente sulle prime testimonianze. Si riescono così a ricostruire i movimenti della vittima nel pomeriggio in cui è scomparsa e si ha conferma delle frequentazioni della ragazzina con giovani maggiorenni.
Il 24 novembre spunta il nome di un primo indagato per l'omicidio. E' un giovane di sesso maschile di Manfredonia, probabilmente uno di quelli che Giusy aveva cominciato pericolosamente a frequentare. Su di lui, anche attraverso i tabulati telefonici del cellulare della ragazzina, mai ritrovato, si concentrano le attenzioni degli investigatori. Poi più nulla o quasi da quel giorno. Sino ad oggi, quando un pescatore di 27 anni di Manfredonia viene fermato dalla polizia e confessa di aver commesso il delitto.

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