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In calo le vendite al dettaglio

ROMA - A ottobre, secondo i dati resi noti dall'Istat, le vendite al dettaglio hanno fatto registrare un ribasso dello 0,2% su base mensile, mentre su base annua l'indice non destagionalizzato ha registrato un calo del 2,7% dopo il -2% registrato a settembre. Il dato registrato è il peggiore da maggio 2004,quando i consumi scesero del 3,2%. Per quanto riguarda la grande e piccola distribuzione si è registrato un calo tendenziale dell'1,8% per la prima (-1,3% a settembre) e una flessione del 3,4% per la seconda (-2,6% nel mese precedente). Nello specifico l'Istat rileva poi che, sempre a ottobre, le vendite di alimentari sono calate del 2,4% mentre quelle degli altri beni hanno registrato una flessione del 2,9%.Complessivamente nei primi 10 mesi dell'anno,le vendite sono scese dello 0,4% rispetto al 2003.

«Il 2004 si sta delineando come un anno pessimo per il commercio al dettaglio». Ed anche il 2005 non si prospetta migliore, con un calo delle vendite anche nei prossimi mesi. Lo afferma la Confesercenti, secondo la quale la crisi dei consumi è stata oggi nuovamente certificata dall'Istat e sta progressivamente assumendo «toni di allarme per le piccole e medie imprese i cui margini si stanno azzerando, come dimostra il calo reale del 6% per questa tipologia d'impresa».
«A questi risultati non sono peraltro estranee le continue campagne d'opinione contro i commercianti che negli ultimi anni sono stati accusati di speculare sulla pelle della gente, quando il dato inoppugnabile è che ormai nei beni di largo consumo la grande distribuzione copre il 70% del mercato», aggiunge il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, invitando a «finirla con le critiche demagogiche, per mettere invece in campo interventi veramente efficaci per rilanciare i consumi».
«In presenza di una inflazione così bassa le responsabilità per questa situazione dei consumi vanno ricercate altrove - sottolinea Venturi, respingendo nuovamente le critiche rivolte ai commercianti - Ad esempio, nel reddito stagnante, a causa della bassa crescita, e nell'insicurezza sul futuro: cioè i due elementi che incidono di più sui comportamenti delle famiglie e che non sono saranno cambiati da una Finanziaria che taglia un po' d'Irpef ma favorisce aumenti a pioggia su una miriade di imposte locali e nazionali».

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