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Quali sono i nodi fra Usa ed Europa

La posizione americana è antica e risale ai tempi del summit di Rio del '92. In sostanza la riduzione del CO2 significa mettere in atto controlli a tutto il sistema industriale e poiché stati emergenti come la Cina o l'India ne sono esclusi perché considerati in via di sviluppo, crea delle disparità commerciali.
Attorno a questa questione si innescano valutazioni, forse pretestuose, sulla reale portata dei modelli matematici che prevedono un avanzare dell'effetto serra per colpa dell'uomo.
Una questione realmente complessa.

L'Unione Europea premeva perché vi sia un obiettivo chiaro, e legalmente vincolante, di riduzione delle emissioni di gas serra dopo il 2012 (post Kyoto o Kyoto 2). Gli Usa non vogliono obiettivi definiti e legalmente vincolanti (obblighi), ma propongono di procedere con impegni volontari. L'Italia appoggia la proposta Usa e indica negli obiettivi volontari la soluzione ottimale per coinvolgere i maggiori inquinatori mondiali: Usa, Cina ed India, che non intendono impegnarsi su limiti e date rigidamente definiti.
Allora, la Ue propone di cominciare a organizzare dal prossimo anno, con la collaborazione dell'Argentina (che metterà a disposizione la propria ospitalità), un certo numero di riunioni e di seminari per avviare informalmente una serie di colloqui mirati a chiarire un percorso consensuale da attuare nel dopo Kyoto. Ma gli Usa rispondono che se tali riunioni e seminari vengono finalizzati al dopo Kyoto, non intendono partecipare. «Per evitare impegni, hanno paura pure di partecipare ai colloqui informali», sottolinea sarcasticamente Jennifer Morgan del Wwf, mentre il Commissario Ue all'Ambiente, Stavros Dimas, ormai stanco, perde la pazienza e si sfoga: «Dopo l'entusiasmo per la ratifica della Russia e per l'entrata finalmente in vigore del protocollo di Kyoto, mi sento deluso e frustrato di queste lunghe e, alla fine, inutili discussioni».

Il nodo quindi è il dopo Kyoto. Ma il fronte Usa non è così compatto. A Buenos Aires sono presenti due blocchi di americani, quelli che condividono la politica di Bush relativa al Protocoolo di Kyoto e quelli che non la condividono. Quelli che non la condividono non sono singoli cittadini, ma istituzioni e cioè Stati degli Usa che rappresentano una buona parte degli Stati della federazione.
Gli Stati del nord est americano si sono addirittura costituiti in un consorzio per «l'amministrazione coordinata dell'uso dell'aria», programmando limiti alle emissioni e mettendo in moto il meccanismo del commercio delle emissioni. Tra gli stati degli Usa favorevoli al Protocollo di Kyoto e che stanno mettendo in atto le misure previste dal Protocollo vi sono, oltre alla California, anche Maine, New Hampshire, Vermont, Massachusetts, Rhode Island, Connecticut, New Jersey e Delaware. Questi Stati rappresentano il 14% delle emissioni Usa di anidride carbonica.

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