Giovedì 13 Dicembre 2018 | 01:16

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Un segnale all'Islam nell'era del terrorismo globale

BRUXELLES - Nell'era del terrorismo globale e della guerra in Iraq, l'Europa ha lanciato oggi un segnale nuovo e importante all'islam. La Turchia compie un primo passo sulla strada dell' adesione all' Unione Europea, ma il messaggio che viene da Bruxelles si rivolge in realtà anche a tutto il mondo musulmano e dice che due civiltà profondamente diverse possono collaborare e convivere, andare avanti insieme se, insieme, sono in grado di trovare valori e principi comuni, quali la democrazia e il rispetto dei diritti personali e civili.
La strada sarà molto lunga ma, fra una decina di anni, se i negoziati di adesione si svilupperanno in maniera positiva e senza intoppi, la Turchia potrebbe essere il primo paese di popolazione musulmana - ma lo stato è profondamente laico - ad aderire all' Unione europea.
Praticamente tutti i leader europei hanno parlato di «giornata storica», un termine di cui spesso si abusa, ma probabilmente oggi è proprio così. Non è stato facile per l'Europa trovare il coraggio e le parole giuste per dare il via libera ai negoziati di adesione della Turchia all' Ue. E, in effetti, quello che è uscito fuori dal faticoso summit di Bruxelles è un compromesso che supera la pur valida tradizione europea in questo campo.
I 25 e la Turchia sono riusciti in un'impresa straordinaria e cioè nel mettere insieme, in un puzzle sufficientemente astruso, le ritrosie turche sul riconoscimento di Cipro, le aspettative di Cipro per un riconoscimento turco, i dubbi francesi e le certezze italiane, le forti contrarietà danesi e austriache con la ferma volontà di Londra (diretto interprete, in questo caso, della posizione americana) per un'apertura ad Ankara.
E' stato un susseguirsi di proposte e controproposte e, per un attimo, si è addirittura pensato che la predisposizione naturale dell' Europa al compromesso diplomatico non fosse sufficiente per raggiungere la quadratura del cerchio. Ma anche stavolta gli sherpa e gli esperti dell' Ue sono riusciti là dove nessun altro avrebbe, probabilmente, potuto fare di meglio.
La realtà è che stavolta nessuno ha davvero tremato per gli esiti della riunione al Justus Lipsius, l'austero palazzo nel cuore di Bruxelles sede del Consiglio Europeo.

Tutti si aspettavano, in qualche modo, la conclusione positiva della vicenda. La curiosità, semmai, era semplicemente nel sapere quale sarebbe stata la formula con la quale sarebbe stato sciolto il nodo turco, perché Ue e Turchia non avevano altra possibilità che trovare un accordo, erano entrambe di fronte ad una scelta obbligata.
Lo era naturalmente la Turchia, al di là delle bellicose dichiarazioni della vigilia, perché dopo 40 anni di anticamera oggi aveva la possibilità di iniziare un cammino concreto verso l'adesione all'Ue e raggiungere così un traguardo atteso da tempo non solo dai vertici del Paese, ma da gran parte della popolazione.
Ma lo era soprattutto l'Europa dopo 40 anni in cui aveva chiesto - e ottenuto - dalla Turchia il superamento di un'infinita serie di esami e controesami.
Inoltre, l'Europa non poteva permettersi nell'epoca del terrorismo globale e della guerra in Iraq di dire un «no» alla Turchia che sarebbe stato letto in maniera estremamente negativa da molte frange del mondo arabo e avrebbe potuto rilanciare l'estremismo in Turchia, paese che sempre più rappresenta la naturale cerniera - storica e geografica - tra occidente ed oriente e che rimane un fedele alleato della Nato nell'area più calda del pianeta.
Così stasera tutti hanno potuto lasciare Bruxelles cantando vittoria ed avendo un piccolo paragrafo della dichiarazione finale da sventolare alla propria opinione pubblica, nascondendone magari qualcun altro. Ma il risultato è quello che tutti volevano e il prossimo 3 ottobre partiranno i negoziati per l'adesione della Turchia all'Ue.
Sarà una strada lunga e faticosa e di cui nessuno conosce bene il percorso. Ma era così anche per quei visionari padri fondatori dell'Europa che mezzo secolo fa aprirono la strada della costruzione europea. Che, oggi, è passata per Bruxelles.
Stefano Polli

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